Del riformismo nel terzo millennio: cronaca dal vertice di Firenze

Sabato 20 Novembre 1999, Firenze, Fortezza da Basso.

Stavamo lavorando per voi. Ovvero come i sogni si infrangano contro le dure scogliere della realtà!
Sabato 20 Novembre i sei fratelli più fratelli del pianeta si incontrano fraternamente a Villa La Pietra, Firenze. Il sottoscritto, pronto a documentare visivamente l'evento con altri giornalisti, fotografi e cineoperatori, si presenta alle 16.15 da bravo e puntuale all'appuntamento col pullmino messo a disposizione dall'organizzazione. Tutti pronti ed eccitati per la prossima vicinanza coi sei fratellini non sentiamo nemmeno il freddo gelido che attanaglia la città e ci lasciamo trasportare verso l'eternità, la fama, la gloria che ci coprirà quando alle cene cogli amici diremo "io c'ero".
Il piccolo bus passa per Villa La Loggia e qui si ferma, ci fanno scendere, ci fanno entrare nella villa che pullula di agenti CIA (spilla all'occhiello dei cappotti), ci perquisiscono accuratamente (apertura borse, apertura scatole dei rullini, metal detector). Infine usciamo e veniamo fatti salire su un altro pulmino che ci dovrebbe portare a Villa La Pietra. L'attesa dura circa tre quarti d'ora prima di partire (sulla televisione del minibus proiettano "Così è la vita"!). Ma ecco che infine il piccolo omnibus si avvia e ci dirige verso Villa La Pietra. Ma all'imbocco del vialone cipressato (ingresso principale) siamo stoppati. "Di qui non si passa!!!". Giù tutti allora. Ci carichiamo i nostri strumenti e attrezzature notoriamente leggere e poco ingombranti e, a piedi, ci dirigiamo verso Via dei Bruni per raggiungere un'entrata laterale (vanificando così tutto il minuzioso lavoro di perquisizione fatto in precedenza: in quel momento ognuno di noi poteva caricarsi addosso un arsenale). Arriviamo all'ingresso secondario, ma neanche da lì hanno intenzione di farci entrare. Come succede ai capannelli di cani randagi che si infoltiscono via via per le strade dei paesini, anche le nostre fila si sono ingrossate raggiungendo la considerevole quota di 50 operatori dell'informazione(?). Ci accalchiamo in un vicolo davanti ad una minuscola porta di metallo, un agente Cia (spilla all'occhiello dell'impermeabile) dice che dovrebbero perquisirci di nuovo (e il bello è che dal suo punto di vista avrebbe pure ragione!) ma riesce solo a scatenare la nostra ira. Iniziamo a rumoreggiare. Proteste, urla, offese, spintoni. In quel momento Essi sono pochi e capiscono che non possono farcela con 50 giornalisti incazzati. Cedono e ci fanno entrare (senza perquisirci!!!). Ma non dentro la villa. No. Fuori, "ma la cena è dentro!" -sosteniamo- "noi eseguiamo gli ordini" -replicano i figuri di cui sopra-, "ci saranno due gradi sopra lo zero!" -incalziamo- "anche per noi". Che aggiungere?
Veniamo gentilmente adagiati sopra ad una pedana realizzata e posizionata apposta per noi fotografi (grazie! Quanta bontà!), 50 metri a lato dell'ingresso (i grandi fratelli saranno piccolissimi nel fotogramma nonostante i teleobiettivi). Sono le 18.30, poi freddo, freddo e ancora freddo. Improvvisamente un signore arriva da noi con due scatole di plastica, "la McDonald's vi offre gentilmente questi panini", ci avventiamo sugli hamburgher tiepidi e ci tocca pure ringraziare mentre l'odore dei crostini di Vissani aleggia nell'aria. Uno di noi vorrebbe portare un panino ad un suo collega posizionato altrove ma viene subito bloccato mentre fa per scendere dalla pedana, non ci possiamo spostare, un disponibile poliziotto italiano è così costretto a fare da staffetta con i due panini in mano, torna poco dopo trionfante: "Missione compiuta. Li ho lanciati ed è riuscito a prenderli al volo!". Un episodio rincuorante: esistono esseri umani messi peggio di noi! D'Alema arriva alle 19.45, niente flash (troppo lontani), niente cavalletti (siamo troppi), le dita paonazze fanno fatica a trovare la messa a fuoco, le mani tremano, scattiamo mentre urliamo per richiamare l'attenzione dei vari capi di stato che arrivano in ordine di importanza: Gutierrez, Solana, Schroeder, Jospin e Clinton! Colpo di scena! Si è fatto superare in dirittura d'arrivo da Tony Blair, ma si sa che in Toscana gli inglesi ritrovano vigore e virilità. Sono le 20.15 quando Blair si ferma sulla porta d'ingresso della villa ostentando la sua incinta moglie e salutando tronfio di maschia salute. Facciamo passare le ultime macchine (solo quelle di Clinton erano 25) e scendiamo dalla apprezzatissima pedana. Non tutti scendono; tra di noi un paio sorridono immobili e per sempre; noi superstiti, tra il blu e il viola, a questo punto vogliamo andarcene e basta, chiediamo gentilmente di far entrare il pulmino che ci avrebbe riportato alla sala stampa della Fortezza da Basso, ma "non si può, per questioni di sicurezza (???) nessuno può uscire dal parco della villa". Alcune falangi vengono perse per strada mentre reclamiamo "allora fateci entrare al caldo almeno". "Non si può". Iniziamo a protestare vivacemente, ma siamo solo una quindicina di fotografi contro uno spiegamento di forze internazionale. Riusciamo ad impietosire un poliziotto italiano che si interessa a noi, poi la svolta: un cineoperatore brasiliano dice che il pulmino della sua televisione è appena fuori dal cancello di uscita dal parco, se qualcuno della sicurezza viene autorizzato ad accompagnarci potremo togliere il disturbo. "Niente da fare" dice una stronzissima agente Cia (spilla sull'occhiello del cappotto), "e come no!" si incazza colpito nell'orgoglio italiano il poliziotto gentile, "hanno il diritto di uscire: ve la do io l'autorizzazione, andate pure, accompagnateli!". Standing ovation del gruppo in onore dell'italico agente e via tutti dietro all'operatore brasiliano che si sente un eroe. Ci allontaniamo lasciandoci alle spalle le urla della Cia (e son soddisfazioni, cazzo!), usciamo dal cancello e iniziamo a respirare, ma finchè non montiamo sul pulmino non ci sentiamo al sicuro (le sorprese oggi sono sempre state dietro l'angolo). Eccolo è lì lo vediamo, l'autista ha il motore acceso, acceleriamo il passo, corriamo, praticamente tutti insieme ci gettiamo all'interno del minibus, partiamo e ci sentiamo tutti liberi (nessuno liberista), volano le pacche sulle spalle, le risate e le battute ("prendi la terza via a sinistra!"), mancano solo le canzoni goliardiche, ma il freddo ci ha segnati. Arriviamo in sala stampa alle 21.15, mangiamo e poi ci salutiamo fraternamente con l'aria di chi l'ha vista davvero brutta.

Sono passate 5 ore (4 delle quali al freddo) da quando siamo partiti. Il tempo totale che i Grandi Fratelli hanno concesso a noi fotografi è stato di 3 o 4 minuti. Noi tutti eravamo accreditati (e quindi schedati), tutti avevamo ben due "pass" rilasciati dall'organizzazione (uno per l'intera manifestazione, uno per la serata di gala).
Leonardo Brogioni fotografo