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06 ottobre 2005

Corso per giornalisti finalizzato a conoscenza e prevenzione del rischio in zone di guerra

"Lo Stato Maggiore della Difesa organizza, su indicazione del Ministero della Difesa e d’intesa con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, un Corso di base per i giornalisti finalizzato alla conoscenza e prevenzione del rischio in zone di conflitto e guerra, con esercitazioni pratiche presso sedi della quattro Forze Armate. (...) Nella prima settimana presso il Comando Operativo Interforze (COI) si terranno sessioni informative sulla struttura delle Forze Armate e le norme e modalità delle missioni militari all’estero. Nella seconda settimana i partecipanti visiteranno sedi e svolgeranno esercitazioni, ciascuna della durata di un giorno, a cura di: Esercito italiano; Marina Militare; Aeronautica militare; Arma dei Carabinieri. (...) L’alloggio e il vitto, presso le strutture impegnate e secondo i regolamenti e i tariffari militari, saranno forniti dalle Forze Armate durante il periodo per chi ne farà richiesta." (dal comunicato FNSI)

Come scritto da Pennina in un articolo pubblicato su Il Barbiere della Sera
, "un corso di preparazione e di prevenzione del rischio sarebbe altamente consigliabile. Qualcosa che può aiutare se non a salvare la pelle (sempre in pericolo in zone di guerra) quantomeno a non correre rischi inutili o commettere grossolane ingenuità".

Io invece dico che queste esercitazioni sono spesso state utilizzate da governi e forze armate, non tanto per dare degli strumenti utili ai giornalisti, quanto per terrorizzarli: illustrando la pericolosità del "nemico" e delle sue armi si porta il giornalista ad affidarsi alla tutela dell'esercito che lo ha accreditato e spesso "ospitato".

Così facendo si consolida un rapporto di dipendenza tra operatori dell'informazione e militari, creando al tempo stesso una netta divisione tra "noi" (i buoni militari che ti proteggono) e "loro" (il nemico cattivo che ti attacca) che va a infrangere tutte le norme di etica e deontologia professionale, secondo le quali si dovrebbe mantenere un certo distacco tra coloro che forniscono informazioni e coloro che le riportano.

E' il problema dei giornalisti "embedded" ben indagato dal film di D. Schechter "WMD: weapons of mass deception" (è stato possibile acquistarlo come allegato al quotidiano l'Unità e andrebbe proiettato in tutte le scuole).
Sarà sufficiente la "supervisione" della FNSI per tutelare i giornalisti anche da questi pericoli?

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|| Leo Brogioni, 14:33

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