Riporto dal solito New York Times/la Repubblica di mercoledì 2 Novembre:
"La storia dei popoli indigeni del Messico è stata raccontata per lo più da altri. e dall'Ottocento in poi gran parte di questa storia è stata raccontata attraverso le fotografie. (...) Nel 1992, però, una piccola organizzazione del Chiapas, lo stato più povero del messico, ha iniziato a correggere questo squilibrio, fornendo alle popolazioni maya locali macchine fotografiche e le istruzioni di base su come usarle. (...) L'associazione Chiapas Photography Project è stata fondata da una suora nata in America, Carlota Duarte, (...) che è anche una fotografa professionista. Arrivata a San Cristobal la prima volta 25 anni fa come turista, le è venuta l'idea del progetto quando si è resa conto che quasi tutte le rappresentazioni dei popoli indigeni messicani erano state fatte da persone esterne al gruppo etnico. Questo la colpì e le sembrò "ingiusto", dice. (...) La Duarte mantiene in vita il progetto usando piccole sovvenzioni e donazioni di equipaggiamento. Man mano che si allargava, per fare le foto il gruppo si affidava a macchinette usa e getta, che avevano imparato a ricaricare e a riparare da soli. Adesso hanno diverse macchine fotografiche automatiche e digitali. (...) Dal 1994 il Chiapas Photography Project ha organizzato 11 esposizioni che hanno viaggiato fino a paesi lontani come l'Olanda, New York e la California, ltre che nelle varie città del Messico." Etichette: aggiungi ai preferiti, fotografia, usi e costumi