LeoBrogioni blog

fotografia, fotogiornalismo, giornalismo, mass media

02 novembre 2005

in tratteniamo il giornalismo

A pagina 16 del bignami settimanale del New York Times, che la Repubblica ha pubblicato Mercoledì 26 Ottobre, c'è un articolo sui costi dei documentari autarchici, che sarebbero bassissimi se non fosse per i diritti d'autore di filmati e musica inseriti nel film. Ma a parte questo, c'è un'affermazione del cineasta Steve James che mi sembra inquietante, dice il nostro: "Quando ho iniziato io, i documentari rientravano nella categoria giornalismo. Oggi il maggior successo commerciale dei documenatri e la maggior attenzione di cui godono da parte del pubblico li fa rientrare sempre più nella categoria dell'intrattenimento" !?!?
Pensate che stupido sono: io ho sempre ragionato al contrario, ovvero pensavo che "le categorie" non fossero decise a posteriori ma a priori!
Se un documentario ha successo vuol dire che il giornalismo d'inchiesta fa audience (come già detto in un precedente post) e non che siccome fa audience è intrattenimento anche un documentario. Mi sembra ci sia una bella differenza.
Il ragionamento di James parte dal presupposto (pregiudizio?) che il grande pubblico sia ignorante o stupido perchè vuole e guarda solo intrattenimento, quindi nel momento in cui un documentario interessa diventa o lo faccio diventare intrattenimento, sottraendo al giornalismo d'inchiesta quella quota di pubblico che gli spetta.
D'altronde se il pubblico è ignorante o stupido dovrà anche essere facilmente manipolabile! Dico bene Steve?

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|| Leo Brogioni, 09:16

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