Pubblico come post la domanda di Cat e la mia risposta in merito alla questione Leroy (entrambi erano già leggibili nei commenti al post precedente):
Lei che dice? Leroy (ndr) Ha ragione o torto?
Vorrei saperne di più :)
Caro Cat, potrei darti una risposta diplomatica dicendo che avrei bisogno di vedere quali lavori sono stati proposti a Leroy e cavarmela con un semplice "non sono in grado di dire di più". Ma voglio aggiungere qualcosa: indubbiamente le richieste editoriali condizionano le scelte e le proposte dei fotografi (come dice lo stesso Leroy, le testate vogliono sempre più ritratti), indubbiamente i fotografi free lance potrebbero osare di più e "proporre" invece di "adeguarsi".
Ma è giusto far ricadere la stagnazione del linguaggio fotogiornalistico sempre e solo sulle spalle dei fotogiornalisti? E' giusto criticare sempre senza indicare una possibile strada da percorrere? Se si vuole scatenare una discussione (ed è impossibile che Leroy non lo voglia fare perchè è impossibile che non abbia pensato alle conseguenze di un testo così duro) perchè non fare nomi e cognomi, sia in negativo che in positivo? Grandi fotogiornalisti hanno sempre detto (e io concordo) che alle spalle di un grande fotografo c'è sempre un grande giornale. Secondo me occorre partire da questa frase - con un'operazione dialettico-matematica - e dire: se non ci sono più grandi fotogiornalisti è perchè non ci sono più grandi giornali, ovvero perchè l'editoria non consente molti margini di manovra e dunque molte possibilità di proposta. Non possiamo lasciare la responsabilità dell'innovazione nel linguaggio fotogiornalistico solo sulle spalle di fotoreporter coraggiosi o ricchi o amanti dell'azzardo che, infischiandosene dell'aspetto economico del loro lavoro, possono proporre novità invece di seguire l'onda editoriale. E' impossibile, pericoloso e rischia di diventare anti-democratico: perchè lascia la possibilità di fare buona informazione solo a coloro che se lo possono permettere. Fossi in JF Leroy andrei a cercarmeli i nuovi linguaggi, senza aspettare portfolios inviati sulla mia casella di posta elettronica. Andrei a cercare lavori e nomi ovunque, a costo di svincolarmi dalla proposta di mostre e frugando anche tra i lavori multimediali che ormai sono un must dei siti dei quotidiani statunitensi (lavori che hanno dato stimolo e linfa nuovi alla professione e all'informazione). Anche ostinarsi a proporre le "solite mostre" è noioso e insignificante. Ci sono nuovi mezzi e nuovi nomi che meritano attenzione ed è compito di chi cura un festival così importante e prestigioso farli emergere. Per cui, tornando alla tua domanda, forse Leroy ha ragione, ma le sue parole non bastano, non sono sufficienti, anzi sono gravemente insufficienti. Attendo da lui risposte oltre che domande o critiche. Risposte più concrete e soprattutto fatti, che ci si devono attendere da chi ha la direzione del più prestigioso strumento di diffusione del fotogiornalismo internazionale.
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