LeoBrogioni blog

fotografia, fotogiornalismo, giornalismo, mass media

01 novembre 2007

La nuova grammatica del linguaggio fotografico multimediale

Pubblico un mio commento al post di Mario Tedeschini Lalli "Fotografia e giornalismo dopo la carta stampata: per una tassonomia della multimedialità " apparso sul suo blog "Giornalismo d'altri" il 16 Ottobre 2007, a commento del convegno "Fotogiornalismo 2.0"


Caro Mario
solo oggi trovo il tempo di scriverti (ogni tanto anche i fotografi lavorano!) innanzitutto per ringraziarti della tua preziosa e graditissima presenza al convegno Fotogiornalismo 2.0 e poi per entrare nel merito della tua osservazione riguardante il "cambio di sguardo" del fotogiornalista contemporaneo che si appresta ad usare nuovi strumenti multimediali.

Nel corso del convegno una tua affermazione ha suscitato scandalo solo a causa della mancanza di tempo necessaria ad un chiarimento, che è avvenuto subito dopo e che qui scrivo, grigio su bianco, con piacere perchè ci ha riportato sulla stessa lunghezza d'onda.

E' vero il fotografo che progetta un audiovisivo e scatta in sua funzione è costretto a ragionare "per sequenze di piani all'interno della stessa scena".
Da sempre il fotogiornalista ha pensato al suo reportage come ad un racconto per immagini, ad una storia fotografica: maestro in tal senso è stato il grande William Eugene Smith con i suoi servizi per Life. Fino ad oggi si è pensato ad una narrazione fotografica basata sull'individuazione e l'assemblamento di momenti emblematici e quindi basata sulla ricerca di una singola immagine efficace per rappresentare ogni singola scena di un evento o di una situazione, per poi comporre il racconto con l'insieme di queste immagini singole.

Da oggi in poi il fotografo cambia mentalità: non solo cercherà la scena emblemtica, ma dovrà lavorare al suo interno per ricavarne più immagini, in funzione del montaggio finale di un audiovisivo, che a sua volta non potrà prescindere dall'audio.
In sostanza - come ha ben detto l'amico Wilfrid Estève di Territoires de Fictions, durante il convegno - oggi cambia la grammatica del linguaggio fotografico: inevitabilmente, perchè cambiano gli strumenti e cambia anche il canale di diffusione del messaggio (che non è più la rivista, il giornale ma diventa un sito internet ricco di risorse, non solo visive).

Questa mutazione nel linguaggio porterà a nuove soluzioni, nuovi sguardi, nuovi autori: innovazioni insomma che provengono dal mondo dell'informazione e che - se vogliono rimanerci, ossia se vogliono essere funzionali al buon giornalismo - dovranno stare attente a non farsi prendere la mano da derive estetizzanti. Viceversa, se tutto ciò dovesse dar vita a qualche nuova corrente artistica, un giorno noi giornalisti ci potremo vantare di aver tracciato la strada a qualche maestro della storia dell'arte. Vedremo. Mi rendo conto di aver schematizzato argomenti bisognosi di ben altri approfondimenti, ma conto sul tuo aiuto e sui commenti di altri visitatori. Carissimi saluti.

Leonardo Brogioni

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|| Leo Brogioni, 23:21

2 Comments:

io non credo che cambierà il "linguaggio" fotografico. Piu che altro si convergerà fatalmente sul multimediale. Dove testo, foto e video si fondono in un solo struemento narrativo, per di più concepito da una sola persona e non da tre, come accadeva una volta (giornalista, fotografo, cameraman).

Questa sarà la nuova figura emergente, un professionista che sappia dominare tutti gli strumenti multimediali. Non so se sarà meglio o peggio, certamente sarà più difficile :)
Anonymous aghost, at 02 novembre, 2007 16:59  
Non ho detto - nè scritto - che cambierà il linguaggio fotografico, ma che sicuramente cambierà la grammatica del linguaggio fotografico: è cosa diversa e coincide con quello che scrivi, dal momento che far convergere la fotografia nella multimedialità significa dover integrare un linguaggio nell'altro, operazione possibile solo con aggiustamenti ma senza stravolgimenti, almeno per ora. Cari saluti
Blogger Leo Brogioni, at 04 novembre, 2007 16:07  

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