LeoBrogioni blog

fotografia, fotogiornalismo, giornalismo, mass media

02 marzo 2008

Intimità e ritorno alle origini

Chiara Goia, mia ex allieva e una delle vincitrici del Premio Canon di quest'anno, è diventata una brava fotografa non certo per i miei insegnamenti ma perchè si è fatta un anno di ICP a New York. Lo dico non come boutade ma con cognizione di causa, perchè Chiara mi ha mostrato alcuni suoi lavori e sono rimasto colpito dalla trasformazione artistica e professionale subita. Invidioso, le ho dunque chiesto cosa le hanno insegnato di tanto fruttuoso, come e cosa ha funzionato in quella scuola. Lei - sul momento - mi ha dato alcune risposte, ma quella più interessante me l'ha scritta il giorno dopo da New York: con il suo consenso (grazie!) la pubblico di seguito, perchè contiene alcune riflessioni e indicazioni che ritengo centrali per chiunque voglia affrontare professionalmente l'attività di fotogiornalista.

(...) Le tue domande sul come abbia iniziato a fotografare in un certo modo mi hanno fatta riflettere molto e vorrei aggiungere qualcosa a quello che ti ho gia' raccontato.
Una cosa su cui hanno sempre puntato alcuni degli insegnanti che ho avuto e con cui mi sono trovata meglio, e' il livello di intimita' che si riesce a stabilire con il proprio soggetto, non solo standogli vicino, ma cercando di immedesimarsi e di vivere le sue emozioni il piu' possibile, facendo capire quali sono le sensazioni che lo muovono. Questo si ottiene al meglio se il fotografo per primo espone le sue emozioni e le sue debolezze, cosi' da fare diventare il lavoro non solo una rappresentazione del soggetto, ma anche dell'autore stesso.
Una cosa per me molto iportante che mi ha insegnato Joseph Rodriguez (l'insegnante del corso "New York photo project" di cui ti raccontavo) e' quella del "ritorno alle origini", ovvero una riconnessione con il proprio passato, con cio' che si e' e con quello da cui si cerca di fuggire ma che appartiene a noi stessi. Con quello che ci fa stare male perche' e' cosi' vicino ma cosi' difficile averne a che fare.
E' cosi' che ho iniziato il lavoro su mia nonna che e' poi diventato quasi il mio metro di paragone con tutti gli altri lavori che ho incominciato dopo.
Per quanto riguarda le immagini secondo me sono secondarie, nel momento in cui si prende coscienza di questo fatto.
Sicuramente avere delle persone che mi aiutano a capire quali fotografie funzionano meglio, mi ha anche aiutata (e continua a farlo) nel tempo a plasmare il mio modo di vedere. Ma la ricerca non si ferma mai e credo che i fattori variabili siano davvero tanti e difficili da descrivere e da quantificare. Comunque una cosa importantissima resta guardare e digerire tante immagini, non solo fotografiche, anzi. Piu' che cercare di emulare altri fotografi.
Chiara Goia

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|| Leo Brogioni, 22:58

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