LeoBrogioni blog

fotografia, fotogiornalismo, giornalismo, mass media

13 novembre 2007

Foto-Giornalismo 2.0: ancora aggiornamenti

Due articoli su LSDI (Libertà di Stampa Diritto all'Informazione) non fanno che confermare le tendenze dell'editoria internazionale di cui parlo da più di un anno (forse due) e che ho pubblicato su fotoinfo2.blogspot.com con tanto di documenti da scaricare (relativi agli studi Scarborough Research e McKinsey):
I commenti li ho già fatti, sempre lì

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|| Leo Brogioni, 10:03 || link || (0) commenti || ||

08 novembre 2007

PFC in tv

Non ce la faccio a non scrivere una lamentela che potrebbe essere ingenua, dato che la tv la guardo il meno possibile e quindi potrei non essermi accorto di altri episodi simili: ma all'indomani del brutto omicidio avvenuto a Roma, il Tg5 ha pensato bene di unirsi alla corte di PFCasini il quale ha visitato la baraccopoli dove è stato arrestato l'assassino per poi usare i megafoni della tv urlando che "la colpa del degrado delle periferie romane è di una Sinistra che ha da anni mal governato la città" (l'ho virgolettata ma non è una citazione esatta, bensì riportata a memoria).
Ora: già le tvOp (tele opportunità per giornalisti) organizzate dai politici sono squallide per definizione e per travalicamento di codici etici e deontologici, se poi ci aggiungiamo la mancanza di contraddittorio si arriva alla scorrettezza, se inoltre pensiamo che alle porte di Milano (città amministrata da anni dalla Destra) di baraccopoli simili a quella visitata da Casini ce ne sono a iosa, allora arriviamo al falso storico, politico e giornalistico. Probabilmente PFC sta mobilitando i mass media nell'intento di raggiungere la leadership del Centro Destra. Lui c'entra.

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|| Leo Brogioni, 22:17 || link || (0) commenti || ||

17 settembre 2006

Continueremo a chiamarla televisione?

Dalla newsletter Innovazione e Media (Buongiorno.it) a cura dell'Istituto per lo Studio dell’Innovazione nei Media e per la Multimedialità , ricevo e pubblico


Continueremo a chiamarla televisione?
di Enrico Menduni

Ci siamo così abituati a considerare la televisione un sistema potente, ma fisso e statico, che nemmeno ci accorgiamo di quanto stia cambiando non solo nelle previsioni ma, è il caso di dirlo, davanti ai nostri occhi.
Giornalisti, politici, opinion leader pensano alla televisione come qualcosa di familiare, un elettrodomestico da salotto davanti a cui consumare la cena lottando con gli altri membri per il possesso del telecomando e il godimento della soap opera preferita, fra giochi, giochini e telefonate, finti dolori e ragazze sorridenti. Forse era così negli anni Ottanta e in parte degli anni Novanta, ma i numeri ci dicono che questo non più così obbligatorio.
Calcolando in 22 milioni i luoghi effettivi in cui si consuma televisione, più di un quarto accede a forme di televisione innovativa. 3,5 milioni alla tv satellitare prevalentemente pay, 4 milioni e più sul digitale terrestre, forse 1 milione su cavo a larga banda: scremando le sovrapposizioni tra i dati e moderando l’ottimismo dei comunicati stampa, significa che un quarto della popolazione accede a forme di televisione non generalista e, soprattutto, che si è già dimostrata desiderosa di pagare dei soldi per questo, creando una nuova catena del valore.
In Italia nel 2006 tali proventi supereranno l’ammontare del canone Rai, in Europa la risorsa pubblicitaria televisiva. La televisione generalista è ancora maggioritaria, ma non esprime più lo spirito del tempo, se non quando riesce a creare un “effetto piazza” trasmettendo in diretta grandi eventi, dando notizie, raccogliendo gli italiani attorno a pochi appuntamenti
condivisi e corali.
La famiglia sul divano non c’è più, o solo in quelle grandi occasioni che abbiamo definito “effetto piazza”. Se la media degli apparecchi televisivi è 2,2 per famiglia, ciò significa che non c’è lotta per il telecomando: basta spostarsi ciascuno in camera propria e vedersi il programma sul proprio televisore o magari sul PC. E questo già oggi, prima che un EPG (Electronic Program Guide) presente nel set top box registri per noi il programma preferito, da noi scelto, o automaticamente la seconda puntata dello special che abbiamo visto ieri sera. Nelle famiglie (allargate, di fatto, single, di fuori sede coabitanti, e quant’altro) il pranzo e spesso anche la cena
avvengono sempre più prelevando dal frigo le proprie cose, scaldandole se necessario al microonde o sul fornello, e poi ritirandosi con salse e bottigliette, tovaglioli e posate, nell’intimità della propria stanza-caverna.
Se la televisione sui telefonini dovesse sfondare, tutte queste considerazioni diventerebbero archeologiche perché la gente consumerebbe tv nei parchi, sugli autobus, a scuola, ovunque. Naturalmente il display è molto piccolo, i costi alti, i formati dovranno adeguarsi ad una brevità
oggi praticata solo nel videoclip e nella pubblicità, ma lo faranno.
Infine, e in controtendenza, si afferma anche una visione collettivistica della tv. Siamo così abituati a pensarla declinata in famiglia, o al massimo da soli, siamo così lontani dai tempi eroici ma poveri della visita ai vicini per vedere “Lascia o Raddoppia?”, che non ci siamo nemmeno accorti che almeno 20.000 locali pubblici offrono in Italia le partite di Sky, o del digitale terrestre, e anche i film; la televisione diventa così un rituale collettivo, mediato da uno schermo sempre più grande; una forma di partecipazione non scomposta nei centomila focolari televisivi.
Continueremo a chiamarla televisione? Sì, anche se ormai è una cosa così diversa da se stessa.

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|| Leo Brogioni, 23:11 || link || (0) commenti || ||

14 marzo 2006

Annunzioni

Mi sembra che il commento più sensato al battibecco Berlusconi-Annunziata sia quello di Giulietto Chiesa su MegaChip.

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|| Leo Brogioni, 22:59 || link || (0) commenti || ||

W l'Italia

Come ho già scritto qualche mese fa: il giornalismo di inchiesta fa audience!
Lo dimostrano gli ascolti di W L'ITALIA, serie di inchieste ottimamente realizzate da Riccardo Iacona (da far vedere nelle scuole di giornalismo e comunicazione): oltre 3 milioni di spettatori e più del 12% di share.
Sul sito di Articolo21 trovate un'
intervista all'autore. Il comunicato stampa del programma lo potete leggere cliccando qui.
Seguite le prossime puntate: domenica in prima serata su RaiTre.

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|| Leo Brogioni, 22:32 || link || (0) commenti || ||

02 novembre 2005

in tratteniamo il giornalismo

A pagina 16 del bignami settimanale del New York Times, che la Repubblica ha pubblicato Mercoledì 26 Ottobre, c'è un articolo sui costi dei documentari autarchici, che sarebbero bassissimi se non fosse per i diritti d'autore di filmati e musica inseriti nel film. Ma a parte questo, c'è un'affermazione del cineasta Steve James che mi sembra inquietante, dice il nostro: "Quando ho iniziato io, i documentari rientravano nella categoria giornalismo. Oggi il maggior successo commerciale dei documenatri e la maggior attenzione di cui godono da parte del pubblico li fa rientrare sempre più nella categoria dell'intrattenimento" !?!?
Pensate che stupido sono: io ho sempre ragionato al contrario, ovvero pensavo che "le categorie" non fossero decise a posteriori ma a priori!
Se un documentario ha successo vuol dire che il giornalismo d'inchiesta fa audience (come già detto in un precedente post) e non che siccome fa audience è intrattenimento anche un documentario. Mi sembra ci sia una bella differenza.
Il ragionamento di James parte dal presupposto (pregiudizio?) che il grande pubblico sia ignorante o stupido perchè vuole e guarda solo intrattenimento, quindi nel momento in cui un documentario interessa diventa o lo faccio diventare intrattenimento, sottraendo al giornalismo d'inchiesta quella quota di pubblico che gli spetta.
D'altronde se il pubblico è ignorante o stupido dovrà anche essere facilmente manipolabile! Dico bene Steve?

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|| Leo Brogioni, 09:16 || link || (0) commenti || ||

24 ottobre 2005

Labiale

Oggi in tv su RaiTre Sport ho visto il calciatore Gattuso, schizzato come un ossesso, che esultava dopo un gol, correndo per tutto il campo e urlando a squarciagola. Cosa avesse da urlare lo si può solo immaginare perchè la bocca del giocatore era stata opportunamente pixelata per impedire la lettura del labiale. L'unico caso di censura visiva della sola bocca è avvenuto la sola volta che Gattuso è riuscito ad esprimersi in maniera corretta e perfettamente comprensibile: altro che bestemmie.

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|| Leo Brogioni, 21:32 || link || (0) commenti || ||

22 ottobre 2005

CPT

Ancora giornalismo d'inchiesta alla ribalta. Dopo il reportage dell'ottimo Fabrizio Gatti (l'Espresso), che si è finto immigrato per entrare nel Centro di Permanenza Temporanea di Lampedusa, una troupe del bel programma "Così è la vita" (La7) ha affittato un appartamento posto davanti allo stesso Centro, dalle cui finestre i giornalisti Mauro Parissone e Roberto Burchielli hanno realizzato delle buone riprese tv.
Entrambi i lavori hanno portato alla luce situazioni inquietanti e hanno smascherato l'operazione di pulizia del CPT fatta in occasione della visita di alcuni parlamentari europei.
Ma la cosa più singolare la riporto da un articolo de il Manifesto di oggi:
"Il video nasconde anche una sorta di corto circuito del buon giornalismo. Un giorno gli operatori appostati alla finestra notano un immigrato che li fissa, ha una tuta bianca e la 'faccia da paraculo'. Temono di essere stati scoperti, pensano si tratti di uno di quegli immigrati in confidenza con polizia e carabinieri. In realtà era Fabrizio Gatti, il giornalista de l'espresso. Gatti fissa la casa perchè da quelle parti ha dato appuntamento al suo fotografo. Il giornalista e la troupe, infatti, erano all'oscuro l'uno degli altri. Ora i due lavori, messi insieme, dicono più di quanto si sia mai detto su Lampedusa. Per chi vuole vedere."

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|| Leo Brogioni, 23:46 || link || (0) commenti || ||

18 ottobre 2005

Report

La puntata di Report trasmessa Domenica 16 Ottobre (su Rai Tre) ha fatto tre milioni di telespettatori circa. Era dedicata ai "Fazisti" (questo il titolo) e ha cercato di spiegare il come e il perchè certi personaggi come Ricucci, Coppola, Gnutti, Fazio, Fiorani, Caltagirone, Livolsi sono riusciti ad arrivare ai vertici della finanza italiana.
Norma Rangeri, sul Manifesto di oggi (Vespri, a pagina 19) dice che i tre milioni di telespettatori sono un'audience indicativa della fame di informazione che c'è in Italia.
Vero, non c'è nulla da fare: il giornalismo d'inchiesta fa audience!

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|| Leo Brogioni, 13:53 || link || (1) commenti || ||