LeoBrogioni blog

fotografia, fotogiornalismo, giornalismo, mass media

17 aprile 2008

Bilal Hussein è libero

NPPA | AP's Bilal Hussein Released From Army Detention

Posted: 17 Apr 2008 06:11 AM CDT

He's free! Titola il sito della NPPA

PDNPulse | First Photos of Bilal Hussein Out Of Prison

Posted: 17 Apr 2008 06:10 AM CDT

Le prime foto di Hussein libero

Editorial Photographers UK | AP photographer Bilal Hussein freed by US after two years

Posted: 17 Apr 2008 06:04 AM CDT

Liberato Bilal Hussein!

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05 dicembre 2007

Helmet Camera

Sandro Gilioli sul suo Piovono Rane scrive

Quasi ottantamila persone hanno visto questo impressionante video girato da una telecamera incastonata sul casco di un soldato inglese in Afghanistan. Più di centomila spettatori per questo clip ripreso da helmet cam di un soldato americano in Iraq.
In un panorama di assenza quasi assoluta di reportage “professionali” dal fronte, il giornalismo di guerra oggi lo fanno i soldati, le loro camerine digitali e Youtube.

I video in questione sono questi qui sotto



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27 novembre 2007

Bilal Hussein/AP | altri aggiornamenti

PDN pubblica un dettagliato resoconto del documentatissimo dossier prodotto dall'avvocato Paul Gardephe per AP su Bilal Hussein (frutto di un colloquio di 40 ore avvenuto con il fotoreporter nel marzo 2007): in cui il legale non solo descrive la professionalità e la buona fede di Hussein (ancora in carcere in Iraq con l'accusa di spionaggio), ma dichiara che, durante un interrogatorio da parte di militari USA, lo stringer è stato bendato per nove giorni, gli è stata fatta un'offerta per diventare un informatore infiltrato in AP e gli è stato detto "Le tue foto sono una minaccia per noi". Intanto Gardephe ha preparato nove linee di difesa contro altrettante eventuali accuse a Bilal (che ancora non sono state formulate ufficialmente e precisamente).

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26 novembre 2007

Bilal Hussein/AP | aggiornamenti

Mentre MSNBC dedica una bella galleria alle immagini scattate da Bilal Hussein (ancora detenuto in Iraq con l'accusa di spionaggio mossagli dall'esercito USA), il presidente della Ap, Tom Curley, ha scritto un articolo per il Washington Post in cui dice chiaramente che l'unico crimine commesso da Bilal Hussein è quello di aver realizzato delle fotografie che il governo statunitense non vuole che i cittadini vedano
"We believe Bilal's crime was taking photographs the U.S. government did not want its citizens to see"
[Via NPPA]

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21 novembre 2007

Bilal Hussein | AP

Più di 19 mesi fa l'esercito USA aveva fermato Bilal Hussein - fotoreporter iracheno della AP - con l'accusa di spionaggio, spingendo l'agenzia a protestare perchè non erano state mosse delle accuse precise e soprattutto perchè non si intravedeva la data di un processo. Oggi un portavoce del Pentagono ha dichiarato di avere
"la convinta e irrefutabile evidenza che Hussein sia una minaccia per la stabilità e la sicurezza in Iraq in quanto collegato all'attività dei ribelli: un terrorista infiltrato nella AP". ("convincing and irrefutable evidence that Hussein is a threat to stability and security in Iraq as a link to insurgent activity" (...) "a terrorist operative who infiltrated the AP")
Di parere opposto la Associated Press, che oltre a dichiararsi scettica sulle motivazioni di tali dichiarazioni, invierà in Iraq i suoi avvocati per difendere Bilal da un processo che si dovrebbe tenere il 28 Novembre davanti ad un tribunale iracheno.

Ricordo che Bilal faceva parte dello staff di fotografi AP che nel 2005 ha ottenuto il Premio Pulitzer per la copertura fotogiornalistica della guerra in Iraq.

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12 luglio 2007

Reuters Photographer, Driver, Killed In Iraq

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Reuters Photographer, Driver, Killed In Iraq

via National Press Photographers Association on Jul 12, 2007
Reuters is reporting from London that one of their photojournalists and a driver have been killed in a blast in Baghdad, but that the circumstances surrounding their deaths are still unclear. Namir Noor-Eldeen, 22, and Saeed Chmagh, 40, died today in eastern Baghdad.

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30 maggio 2007

Police Confiscate Journos' Cameras at Scene of Baghdad Blast

Prime conseguenze in Iraq del divieto di accesso per i foto-video-giornalisti a zone colpite da attentati: Editor&Publisher scrive che sono state sequestrate foto/videocamere a Diyala dopo l'uccisione di otto soldati USA

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Police Confiscate Journos' Cameras at Scene of Baghdad Blast -- As 10 More Americans Die

via Editor and Publisher: Today's Most Viewed Articles on May 30, 2007

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22 maggio 2007

The dangers of Iraq

"I pericoli dell'Iraq" dal blog di Mark Hamilton "Notes from a Teacher": Baghdad è troppo pericolosa per i giornalisti occidentali; 177 giornalisti sono stati uccisi in Iraq dal 2003; la dichiarazione di Terry McCarthy, corrispondente da baghdad della ABC

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The dangers of Iraq

via Notes from a Teacher: Mark on Media by Mark on May 22, 2007

There's something about this — Baghdad is 'too dangerous for Western journalists' — that's been bothering me through most of the day. Andrew at WordBlog quotes Terry McCarthy, ABC's Baghdad correspondent, speaking about two of his Iraqi colleagues who had been killed:

They are really our eyes and ears in Iraq. Many places in Baghdad are just too dangerous for foreigners to go now, so we have Iraqi camera crews who very bravely go out. Without them, we are blind. We cannot see what's going on.

Baghdad isn't only too dangerous for foreign reporters. Andrew cites Reporters Without Borders when he points out that of the 21 journalists killed so far this year in Iraq, 20 have Middle Eastern sounding names and one a name which sounds Russian.

Reporters Without Borders reports that at least 177 journalists and media assistants have been killed in Iraq since March 2003. The organization says:

"Iraqi journalists take incalculable risks to continue doing their jobs. The press is being targeted because it now plays a very significant role in the country's reconstruction. Without these brave professionals, Iraq would become a news black hole."

There is something horribly sad and ironic about this. Iraqi journalists are dying in a war unleashed by Western countries, whose journalists can't get out and report because the situation is too dangerous.

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21 maggio 2007

Iraq: No More Photos Of Bombings

Ulteriore tentativo di impedire la copertura giornalistica del conflitto in Iraq: un ufficiale governativo iracheno ha dichiarato che a fotografi e video operatori sarà proibito l'accesso a zone colpite da attentati terroristici ... altre informazioni su PDN, cliccando il link sottostante

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Iraq: No More Photos Of Bombings

via PDNonline: Today's Most Viewed Articles on May 16, 2007

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29 marzo 2007

DVIDS: Military Photojournalism Showcase

DVIDS è una sezione del Third Army/U.S. Army Central Public Affairs Office. La funzione di DVIDS è di soddisfare le richieste di video, audio e immagini riguardanti operazioni militari dell'esercito USA in zone di guerra (si occupa anche di coordinare interviste con soldati e comandanti e rende disponibili archivi relativi ad operazioni in atto in tutto il mondo). Tutti i materiali sono realizzati da appartenenti all'esercito. Sottoscrivendo una newsletter (ma non ho capito come si fa!) è possibile ricevere quotidianamente un link che indirizza alle immagini realizzate il giorno stesso dai fotografi-soldato nelle zone delle operazioni. Da quello che ho capito è inoltre possibile ricevere le immagini in alta risoluzione semplicemente inviando una richiesta via e-mail.

La facilità di accesso ad immagini realizzate sul campo tende a semplificare la pubblicazione di foto edulcorate e controllate dall'esercito, e quindi rende tutto il servizio un'operazione di propaganda mediatica. Però - devo ammettere - sono rimasto colpito dalla bravura di questi fotografi-soldato: alcune immagini sono proprio ben fatte e sottintendono una formazione professionale di buon livello (immagino avvenuta fuori dall'esercito, ma non ne sono così sicuro).
Qui trovate il link alle immagini dell'ultima settimana (suddivise per giorno di realizzazione) scattate soprattutto in Iraq.

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26 marzo 2007

Mastrogiacomo libero

Qualche giorno fa ho postato su questo blog un'immagine di Mastrogiacomo - messa a disposizione e scaricata da Repubblica.it - contenente un appello in arabo e un collegamento ad una pagina del quotidiano on line che ne chiedeva la liberazione in quanto giornalista. A commento di questo post (che non aveva testo) "Silpre" - un anonimo visitatore di queste pagine - ha detto il 22 marzo, 2007 alle 17:59 (riporto integralmente il suo commento così non fate la fatica di andarlo a cercare) ...

Trovo strano che nessun giornale, nessun TG, nessun esponente politico abbia condannato l'operato a rischio di Mastrogiacomo,(che, tra l'altro ha portato all'assassinio del suo autista). Così come non capisco perchè il governo non emetta un dichiarazione dove dice che non interverrà più per salvare chi vuole a tutti i costi e per qualsiasi motivo recarsi nei paesi a rischio. Chi lo fa, lo fa a proprio rischio e pericolo.

La professione di giornalista prevede il dovere di andare a cercare e verificare le notizie di persona, senza che lo facciano agenzie di stampa o stringer locali: solo questo atteggiamento consente di avere un'informazione libera e puntuale, ovvero permette al lettore di avere notizie e commenti che siano utili alla formazione di opinioni personali e di conseguenza ad un cosciente e - anche qui - doveroso esercizio dei suoi diritti di cittadino. Chiedere ad un giornalista di non andare in luoghi pericolosi è come chiedere ad un pompiere di stare lontano dalle fiamme.

Se invece l'intervento di Silpre sottintende la non opportunità di salvare una vita per cause di forza maggiore o per interessi superiori (l'interesse o l'incolumità di una nazione o dei suoi appartenenti, anche in territorio straniero) allora se ne può discutere, ma esaminando caso per caso, momento per momento, e non con discorsi qualunquisti.

Personalmente sono molto felice che Daniele sia tornato sano e salvo e sono convinto che il terrorismo non sia stato incentivato dalla liberazione di qualche prigioniero. Se ci saranno ulteriori decisioni sul piano politico, dovute alle scelte compiute dal governo italiano per la liberazione di Mastrogiacomo, esse non potranno prescindere dalla consapevolezza di avere a che fare con uno stato di cose creato da paesi occidentali che vogliono conservare i propri privilegi sul resto del mondo. La situazione afghana dipende dalla presenza occidentale in quel paese e non viceversa.

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13 marzo 2007

Afghanistan: esercito USA distrugge immagini di due giornalisti AP

L'esercito USA ha giustificato l'iniziativa di un suo militare che ha costretto due giornalisti dell'AP a distruggere foto e filmati realizzati per documentare gli effetti di una bomba fatta esplodere da un kamikaze a Barikaw in Afghanistan, ordigno che ha causato 8 morti e 34 feriti. Prima il militare e poi fonti ufficiali dell'esercito USA hanno sostenuto che la pubblicazione delle immagini poteva compromettere l'inchiesta militare sull'episodio e portare a false conclusioni. AP ha inoltrato una protesta e Kathleen Carroll (Executive Editor di AP) da New York ha dichiarato che "In una società democratica, deve essere permesso a giornalisti accreditati di svolgere il proprio lavoro senza vedersi sequestrare il materiale o distruggere le immagini realizzate".
Ulteriori informazioni su Editor&Publisher

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09 marzo 2007

Mastrogiacomo


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05 dicembre 2006

Shooting War

Shooting War è un fumetto pubblicato on line a puntate, scritto da Anthony Lapp e illustrato da Dan Goldman. Il protagonista è un blogger indipendente che vuole mostre al mondo la vera immagine della guerra in Iraq grazie alla sua video camera e al suo sito internet. Grazie a Ken per la segnalazione.

Shooting War

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30 novembre 2006

Unembedded photojournalists

I fotogiornalisti free lance Thorne Anderson e Kael Alford hanno presentato ieri a Old Main (USA) il libro “Unembedded: Four Independent Photojournalists on the War in Iraq”. Un volume che contiene fotografie di Anderson, Alford, Ghaith Abdul-Ahad and Rita Leistner: fotoreporter che hanno documentato il conflitto da unembedded, ovvero senza essere "incastrati" nelle truppe americane, ma come indipendenti. Durante la presentazione si sono proiettate alcune immagini del libro, ma soprattutto si è discusso sul tema della copertura mediatica della guerra in Iraq.
I due fotogiornalisti hanno sottolineato le differenze tra media americani e media internazionali nell'uso delle immagini relative al conflitto iracheno, evidenziando il fatto che, sulle testate statunitensi, le fotografie meno scioccanti e più commerciali hanno la precedenza su tutte le altre, a scapito di una corretta e completa informazione sulla guerra. Un resoconto dettagliato della conferenza si può leggere su The South End. Di seguito potete guardare un audiovisivo di presentazione del libro che ho trovato su YouTube.

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14 novembre 2006

Bruno Stevens e la foto della discarica libanese in fiamme

Bruno Stevens spiega con dovizia di particolari, su Lightstalkers, le dinamiche di realizzazione e pubblicazione della sua foto di un miliziano Hezbollah davanti ad una discarica in fiamme dopo un attacco israeliano: la foto aveva suscitato molte polemiche a causa di una didascalizzazione scorretta scritta dal Time. Sull'argomento si può leggere uno Speciale di Fotografia&Informazione che contiene un'intervista proprio a Bruno Stevens.

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13 novembre 2006

Lost War Images

Al Fasoldt ai tempi della guerra in Vietnam era uno dei cosiddetti fotografi-soldato che documentavano il conflitto per l'esercito e le sue riviste, come Stars and Stripes per la quale Al realizzò moltissime immagini. Tornato a casa Fasoldt preferì dimenticare la guerra e con essa le foto che aveva scattato. Poco tempo fa - dopo quasi 40 anni - ha sentito la voglia di ricordare e ha fatto una richiesta per avere indietro le sue fotografie, ma è venuto a sapere che il Pentagono aveva ordinato la distruzione di tutti i negativi delle immagini realizzate dai fotografi di Stars and Stripes. Nonostante fosse rimasto sconvolto dall'assurdità di una decisione che ha cancellato un patrimonio storico oltre che fotografico, Fasoldt non si è dato per vinto e si è ricordato di avere molte scatole contenenti i provini a contatto originali di quelle foto. Ha digitalizzato quelle piccole immagini ed è riuscito ad ottenere delle buone stampe che in questi giorni sono in mostra alla Biblioteca pubblica di Syracuse.

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07 novembre 2006

"When looking at pictures becomes a question of ethical spectatorship"

Negli USA si continua comprensibilmente a discutere sulle immagini delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib: ecco un interessante post di Caroline McCormack su The Badger Herald [via Dennis Dunleavy].

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15 ottobre 2005

War Porn

Oggi sul sempre interessante Alias (supplemento del Manifesto), c'è uno speciale sul NetPorn, che prende spunto da un convegno svoltosi sull'argomento ad Amsterdam, durante il quale - dice l'articolo - sono stati
"frequenti i riferimenti ad Abu Ghraib e al sottogenere War Porn, cortocircuito nerissimo tra guerra e desiderio in cui fantasie pornografiche, abusi criminali e patologie occidentali si confondono."
Conclude lo speciale di Alias un'intervista a Mark Dery, docente di giornalismo digitale alla New York University, il quale, ad una domanda sul caso delle foto scattate dai militari americani nel carcere di Abu Ghraib risponde:
"(...) la combinazione di sesso e violenza scorre nel profondo delle vene americane. Pensiamo a Dr. Strangelove di Kubrick che cattura meravigliosamente la terribile grandeur fallica dei missili nucleari, il puritanesimo parodico dei militari e la sublimazione della sessualità repressa in orge di distruzione sul campo di battaglia. (...) Pensiamo ai piloti della prima guerra del golfo che per pomparsi prima dei bombardamenti guardavano film porno. La collisione tra pornografia e patologia di Abu Ghraib torna perfettamente se calcolata in questo modo:
la repressione degli impulsi sessuali dell'America puritana +
il nostro feticismo nazionale per le armi +
la morale disintegrata di giovani reclute abbandonate nell'inferno iracheno =
patologie che fanno apparire Videodrome di David Cronenberg come un reality tv."
Manca un cenno alla civiltà dell'immagine, ma per il resto mi sembra ci sia tutto.
E poi ... ricordate? Alla fine di Agosto 2005 la notizia delle foto raccapriccianti realizzate da militari americani in Iraq scambiate con l'accesso ad un sito porno ha fatto il giro del mondo: War Porn per antonomasia.


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06 ottobre 2005

Corso per giornalisti finalizzato a conoscenza e prevenzione del rischio in zone di guerra

"Lo Stato Maggiore della Difesa organizza, su indicazione del Ministero della Difesa e d’intesa con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, un Corso di base per i giornalisti finalizzato alla conoscenza e prevenzione del rischio in zone di conflitto e guerra, con esercitazioni pratiche presso sedi della quattro Forze Armate. (...) Nella prima settimana presso il Comando Operativo Interforze (COI) si terranno sessioni informative sulla struttura delle Forze Armate e le norme e modalità delle missioni militari all’estero. Nella seconda settimana i partecipanti visiteranno sedi e svolgeranno esercitazioni, ciascuna della durata di un giorno, a cura di: Esercito italiano; Marina Militare; Aeronautica militare; Arma dei Carabinieri. (...) L’alloggio e il vitto, presso le strutture impegnate e secondo i regolamenti e i tariffari militari, saranno forniti dalle Forze Armate durante il periodo per chi ne farà richiesta." (dal comunicato FNSI)

Come scritto da Pennina in un articolo pubblicato su Il Barbiere della Sera
, "un corso di preparazione e di prevenzione del rischio sarebbe altamente consigliabile. Qualcosa che può aiutare se non a salvare la pelle (sempre in pericolo in zone di guerra) quantomeno a non correre rischi inutili o commettere grossolane ingenuità".

Io invece dico che queste esercitazioni sono spesso state utilizzate da governi e forze armate, non tanto per dare degli strumenti utili ai giornalisti, quanto per terrorizzarli: illustrando la pericolosità del "nemico" e delle sue armi si porta il giornalista ad affidarsi alla tutela dell'esercito che lo ha accreditato e spesso "ospitato".

Così facendo si consolida un rapporto di dipendenza tra operatori dell'informazione e militari, creando al tempo stesso una netta divisione tra "noi" (i buoni militari che ti proteggono) e "loro" (il nemico cattivo che ti attacca) che va a infrangere tutte le norme di etica e deontologia professionale, secondo le quali si dovrebbe mantenere un certo distacco tra coloro che forniscono informazioni e coloro che le riportano.

E' il problema dei giornalisti "embedded" ben indagato dal film di D. Schechter "WMD: weapons of mass deception" (è stato possibile acquistarlo come allegato al quotidiano l'Unità e andrebbe proiettato in tutte le scuole).
Sarà sufficiente la "supervisione" della FNSI per tutelare i giornalisti anche da questi pericoli?

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