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fotografia, fotogiornalismo, giornalismo, mass media

25 novembre 2007

Canon vìola l'etica del giornalismo

La National Football League ha annunciato quest'anno nuove regole per i fotografi, dettate da sedicenti esigenze di "sicurezza": tutti i fotoreporter professionisti dovranno indossare una pettorina rossa fornita dalla NFL pena il mancato accesso allo stadio. Ma i fotografi hanno scoperto che su questo indumento è stampato anche il logo della Canon. Seguiranno inevitabili proteste. [Via Newswine]
Earlier this year the National Football League (NFL) announced new "security" rules requiring that all professional photographers wear NFL-issued red vests or lose their stadium access. What the photographers discovered was that these NFL-issued vests also carried the Canon logo, and that has led to outrage and protests across the professional community. [Via C|Net News]

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|| Leo Brogioni, 23:31 || link || (0) commenti || ||

21 novembre 2007

5 casi giudiziari sulla fotografia

Interessante post sul blog Photopreneur: elenca e racconta 5 casi giudiziari statunitensi che hanno avuto come oggetto l'utilizzo della fotografia.

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|| Leo Brogioni, 17:47 || link || (0) commenti || ||

29 giugno 2007

L'usura sulle foto

Come già scritto su questo blog (qui e qui), i quotidiani statunitensi stanno investendo sempre di più sul web: hanno infatti capito che offrire prodotti giornalistici progettati e realizzati per il proprio sito consente loro di attirare lettori sul quotidiano cartaceo, attirare inserzionisti grazie alle loro edizioni on line e proporre nuovi modi di informare i cittadini.

I quotidiani italiani stanno sperimentando in questi mesi un atteggiamento simile (certo, privilegiando il video alla fotografia, ma questa è un'altra storia).

Ad esempio il quotidiano La Repubblica ha recentemente pubblicato su carta una bella inchiesta sull'usura in due puntate firmata da Attilio Bolzoni e Francesco Viviano (apparsa il 26 e il 27 Giugno). La mattina in cui è stata pubblicata sul quotidiano cartaceo la prima puntata dell'inchiesta, sul sito RepubblicaTV è stato inserito un video che ne approfondiva i temi e che, come sottinteso dall'articolo scritto, mostrava le riprese effettuate con una telecamera nascosta dai due giornalisti.
In effetti l'operazione ha funzionato perchè sono riusciti a far passare almeno un lettore sul sito: infatti la prima cosa che io ho fatto dopo aver letto l'articolo sul giornale è stata andare a vedere il filmato.

L'approfondimento c'era e pure un'anticipazione di quelli che sarebbero stati i temi della puntata successiva dell'inchiesta: il momento clou del filmato era un'intervista a Mario, un imprenditore
vittima di usurai senza scrupoli, che raccontava la sua drammatica esperienza inquadrato di spalle e con la voce alterata per evitare un riconoscimento che sarebbe stato pericoloso per la sua incolumità.

Il giorno dopo ho acquistato La Repubblica per leggere la seconda parte dell'inchiesta: sulle due pagine ad essa dedicate, accanto al racconto di temi e interviste già conosciute grazie al video, stava una grande fotografia, il cui soggetto principale era un uomo con il volto pixelato per evitarne il riconoscimento.
Avendo visto il video dell'inchiesta il giorno precedente, ho subito identificato quella foto come un frame del momento clou del filmato e ho subito riconosciuto anche il soggetto principale: si trattava del giornalista Attilio Bolzoni, che nel video appariva però a volto scoperto e senza
pixelatura.

Subito mi sono domandato il perchè di quella scelta, ovvero il perchè della decisione di rendere irriconoscibile il volto del giornalista: se infatti il problema era quello dell'incolumità di Bolzoni (in
quanto giornalista che è andato a toccare temi scottanti coinvolgendo personaggi senza scrupoli) allora non si doveva mostrarlo a volto scoperto, al mondo intero, nel video pubblicato sul sito e nel seguente dibattito in studio sempre visibile su RepubblicaTV.
Non riuscivo a capire. Poi ho letto la didascalia, che recitava:
"Accanto, Mario, imprenditore edile romano di Centocelle che racconta nel filmato il suo lungo calvario dopo aver chiesto il prestito di qualche milione di vecchie lire. (...)"
Tutto si è chiarito: quello che il giornale voleva farci credere essere Mario, in realtà era il giornalista, mentre quello che nella foto poteva sembrare un giornalista, di spalle, in realtà era Mario.
Insomma la didascalia ci fa pensare che il volto pixelato sia quello dell'imprenditore vittima degli usurai, ma chi ha visto il video dell'inchiesta sa che quello è il giornalista Attilo Bolzoni e che
Mario, l'imprenditore, è la persona ripresa di spalle.

Un'operazione in cui è difficile non pensare al dolo: qualcuno si è preso la briga di pixelare il volto del giornalista pur di far credere al lettore di essere davanti alla vittima, facendo apparire una persona per un'altra, con un lavoro a photoshop fatto apposta per il giornale.

Ho provato a pensare all'ipotesi di un impaginatore intento a proteggere un giornalista da ritorsioni, ma la mancata conoscenza di Bolzoni o del video con la sua faccia in bella mostra non sono riuscito a non considerarla una mancanza di professionalità.

Insomma un'ottima inchiesta sull'usura si è conclusa con un inganno nei confronti del lettore. Peccato.

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11 febbraio 2007

Reuters ghostbusters

Già avevo scritto dei fantasmi che tormentano Reuters dopo il caso Haji di questa estate, bene stanno ancora tentando di scacciarli, stavolta con le norme di autoregolamentazione per l'uso di Photoshop, ovvero "Report on Reuters actions after publishing altered photographs. A brief guide to Reuters values and standards".

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|| Leo Brogioni, 17:12 || link || (0) commenti || ||

05 gennaio 2007

Piccoli equivoci tra una foto e la sua didascalia

Sul quotidiano il manifesto di ieri un interessante articolo di Giorgio Boatti che potrebbe tranquillamente essere un "osservatorio" di Fotografia&Informazione. Il titolo è: Piccoli equivoci tra una foto e la sua didascalia, sottotitolo: " Non sempre la fotografia è un reperto storico: negli archivi Alinari, la cui nuova sede è stata inaugurata a Firenze, una immagine della visita in Argentina di Pio XII. Che da papa non si mosse da Roma"
Questo il concetto centrale:
(...) la fotografia è un documento storico se messo nelle mani degli storici o, comunque, affidato alle cure di chi ha le conoscenze per contestualizzare il senso e i riferimenti portati da un'immagine. Nelle mani di qualcuno che non possiede queste competenze o che ha un'altra «missione» - la propaganda politica, per esempio, o, più banalmente, la più vasta commercializazione possibile delle immagini possedute - il senso, e l'uso, della fotografia possono cambiare.
Da leggere

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|| Leo Brogioni, 11:27 || link || (1) commenti || ||

15 dicembre 2006

Reuters vuole scacciare i fantasmi delle manipolazioni

I am pleased to announce today that we are working with Adobe and Canon to create a solution that enables photo editors to view an audit trail of changes to a digital image, which is permanently embedded in the photograph, ensuring the accuracy of the image.
Con queste parole Tom Glocer (chief executive officer di Reuters) ha annunciato la collaborazione tra la sua agenzia, Adobe e Canon per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche che permetteranno ai photo editor di scoprire eventuali manipolazioni effettuate sulle fotografie digitali. L'annuncio è stato seguito da rassicurazioni sulla fiducia di Reuters nei confronti del lavoro dei fotografi e dalla precisazione che ha indicato nella trasparenza del lavoro giornalistico di Reuters l'unico motivo di questa ricerca tecnologica. Questo il passaggio originale delle dichiarazioni, rilasciate nel corso della conferenza "Trust in the Age of Citizen Journalism" tenutasi a Tel Aviv lo scorso 11 Dicembre.
It is important to say that we sought this technical solution, not because we don’t trust our photographers – far from it. I am incredibly proud of the amazing and dangerous work our photographers and journalists do. They all too often risk their lives to get the photograph that tells the true story of a conflict or captures the horror of war. The threat of injury or death is a daily hazard for many.
No, we sought a technical solution so that we had total and full transparency of our work. It’s what we stand for. It’s what we’ve always stood for. And we hope that it will provide reassurance to editors and consumers of our services.
Evidentemente la scottatura presa questa estate con il caso Hajj brucia ancora

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|| Leo Brogioni, 01:09 || link || (0) commenti || ||

05 dicembre 2006

Pechino, le olimpiadi e i giornalisti

In occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008 la Cina ha deciso di liberalizzare le norme relative all'attività dei giornalisti stranieri nel periodo che va dal 1° Gennaio 2007 al 18 Ottobre 2008.
Leggendo il regolamento diffuso dal Ministero dell'informazione sembra che ci sia una rinuncia al controllo dei giornalisti stranieri sul territorio cinese che non riguarda solo la copertura degli avvenimenti sportivi ma anche ogni altro tipo di inchiesta. Dice infatti l'articolo 6:
To interview organizations or individuals in China, foreign journalists need only to obtain their prior consent.
Un altro articolo interessante è il n. 4 che recita:
Foreign journalists may bring a reasonable quantity of reporting equipments into China duty free for their own use. The aforementioned equipments should be shipped out of China's territory at the end of their reporting activities.
Tutto sta nel capire cosa intenderanno i controllori per "ragionevole quantità" di equipaggiamento. Come dice Carlo Felice Dalla Pasqua su Reporters :
Pare quasi che le autorità cinesi temano che i giornalisti stranieri possano portare in Cina materiale che poi faciliterebbe una più libera espressione del pensiero da parte dei cittadini cinesi.

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|| Leo Brogioni, 14:40 || link || (1) commenti || ||

28 novembre 2006

Media USA cominciano a chiamare "guerra civile" il conflitto in Iraq

Interessante indagine di E&P che fa notare un cambiamento da parte dei mass media americani nell'uso della terminologia che definisce il conflitto in Iraq : molti adesso, seguendo le orme del Los Angeles Times, usano il termine "civil war" (guerra civile), altri (il Washington Post ad esempio) continuano ad usare il termine "sectarian strife" (scontro tra fazioni o sette). Intuitive le riflessioni e le conseguenze sull'opinione pubblica, ma soprattutto le omissioni sulle cause di questa drammatica situazione. Da leggere.

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|| Leo Brogioni, 14:33 || link || (0) commenti || ||

26 novembre 2006

Citizen journalist, citizen vigilante

Mindy Mc Adams, in un post intitolato "Citizen journalist, citizen vigilante", riferisce su TOJOU un episodio che definisce terrificante: una ragazza viene aggredita nella metropolitana di Londra; nonostante lo shock riesce a scattare una foto di uno dei suoi aggressori; la posta sul suo blog e su Flickr; da allora più di una dozzina di altri blogger hanno linkato o ripubblicato la foto.
Dice Mindy:

"Probabilmente la persona ritratta è colpevole, ma la Gran Bretagna non ha dei tribunali per deciderlo? Vivo in un paese con una lunga, orribile e troppo recente storia di linciaggi. Questa foto da caccia all'uomo mi fa rabbrividire fino al midollo delle mie ossa."

Ha ragione. Si tratta di un vero e proprio linciaggio on line che solleva questioni che vanno ben al di là dell'episodio. Essendo i blog uno dei mezzi che si hanno a disposizione per pubblicare fotografie, anche ad essi va applicata la legislazione sul diritto all'immagine delle persone fotografate - diversa da paese a paese - e che in Italia giustamente vieta la pubblicazione di immagini che ledono la reputazione e la dignità delle persone ritratte, come coloro che fino a prova contraria sono presunti innocenti. Se la foto serve per individuare un accusato di qualche reato va consegnata alla polizia ma non resa pubblica su Internet.

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|| Leo Brogioni, 01:48 || link || (0) commenti || ||

24 novembre 2006

Ri privacy

Oltre ai precedenti articoli segnalati, Rivist@online pubblica un'intervista al fotografo Gianpaolo Romagnosi sempre sul tema della Privacy in fotografia: Gianpaolo Romagnosi, la voce del fotografo, di Francesca Orsi

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|| Leo Brogioni, 22:59 || link || (0) commenti || ||

Rivista scolastica si scusa per un articolo razzista

Il giornale degli studenti della Carson High School di Los Angeles ha pubblicato un articolo anonimo razzista, in cui un gruppo di ragazzi di colore veniva definito "branco di scimmie". L'articolo è sfuggito alla revisione del direttore e del consulente esterno che non hanno fatto in tempo a leggerlo perchè il pezzo è stato consegnato in ritardo. Subito dopo però la rivista si è scusata pubblicamente e privatamente con i genitori degli studenti. Un episodio che dimostra quanto l'etica e la deontologia siano diffuse anche tra le riviste delle scuole superiori (che si scusano pubblicamente a costo di fare una pessima figure sulle pagine dei maggiori quotidiani): qui non esistono ne le une nè le altre.

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|| Leo Brogioni, 22:14 || link || (0) commenti || ||

Cessione dei diritti delle immagini inviate ai concorsi

La questione della cessione totale dei diritti delle immagini inviate ai concorsi fotografici è vecchia e si sta ripetendo con frequenza allarmante (in proposito avevo scritto qualcosa su Fotografia&Informazione nel 2003): in buona sostanza gli organizzatori impongono ai partecipanti una clausola che prevede la possibilità di utilizzo gratuito di tutte le fotografie inviate, trasformando un concorso in una raccolta di immagini a costo zero. L'abitudine non è soltanto italiana: recentemente nel Regno Unito il concorso "Capturing Movement" (indetto da Shell e dal Telegraph) prevedeva questa formula:
Copyright in all images submitted for this competition remains with the respective photographers. However, in consideration of being entered into the competition by Telegraph Media Group Limited and Shell International Limited, entrants agree to grant Telegraph Media Group Limited and Shell International Limited an exclusive, irrevocable, assignable licence to publish any or all of the submitted images in any of their publications in any medium, on their websites, and in any promotional material, at any time without further payment to or consultation of the photographers. The photographers of any images so featured will be fully credited.
Shell (interrogata da EPUK) ha giustificato questa norma sostenendo che il concorso era riservato ai fotoamatori e non ai fotografi professionisti. Il Telegraph invece ha rinunciato ad ogni commento.

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|| Leo Brogioni, 18:55 || link || (0) commenti || ||

14 novembre 2006

Bruno Stevens e la foto della discarica libanese in fiamme

Bruno Stevens spiega con dovizia di particolari, su Lightstalkers, le dinamiche di realizzazione e pubblicazione della sua foto di un miliziano Hezbollah davanti ad una discarica in fiamme dopo un attacco israeliano: la foto aveva suscitato molte polemiche a causa di una didascalizzazione scorretta scritta dal Time. Sull'argomento si può leggere uno Speciale di Fotografia&Informazione che contiene un'intervista proprio a Bruno Stevens.

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|| Leo Brogioni, 11:12 || link || (0) commenti || ||

13 novembre 2006

[OT] Delazioni

Lo stato del Texas ha aperto un sito web che permette di tenere monitorato il traffico di immigrati clandestini: i visitatori del sito hanno infatti la possibilità di guardare i confini con il Messico tramite dozzine di web cams; il bravo cittadino che noterà dei movimenti sospetti non dovrà far altro che segnalare alle autorità luogo e ora dell'attraversamento illegale.
Senza parole.
Ulteriori approfondimenti

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07 novembre 2006

"When looking at pictures becomes a question of ethical spectatorship"

Negli USA si continua comprensibilmente a discutere sulle immagini delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib: ecco un interessante post di Caroline McCormack su The Badger Herald [via Dennis Dunleavy].

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|| Leo Brogioni, 14:54 || link || (0) commenti || ||

Convegno a Milano: pubblicità occulta e informazione

Segnalo questo convegno che potrebbe rivelarsi interessante

La pubblicità occulta può uccidere l’informazione?

Convegno di Quarto Potere
Venerdì 10 novembre 2006, ore 18
Sala Montanelli, Circolo della Stampa, Corso Venezia 16, Milano

Partecipano al dibattito:
  • Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia
  • Giuseppe Altamore, giornalista, autore del libro ‘I padroni delle notizie’
  • Laura Comini, direttore generale Rcs Periodici
  • Eduardo Giliberti, amministratore delegato di Mondadori Pubblicità
  • Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica
  • Coordina Edmondo Rho, Segretario del Circolo della Stampa di Milano.
Il Convegno prende spunto dalla pubblicazione del libro/dossier “I padroni delle notizie” di Giuseppe Altamore, edito da Bruno Mondadori. La tesi del libro è che la pubblicità occulta è una sorta di inquinamento silenzioso che invade tutto il mondo dell’informazione. Citare benevolmente un marchio o un’azienda è solo la punta dell’iceberg. Ormai gli inserzionisti dettano legge in redazione. Giornali, radio e televisioni non solo diffondono consigli per gli acquisti camuffati da notizie, ma sono programmati per essere a servizio della pubblicità. Tutto questo avviene ovviamente con la complicità di editori, direttori e giornalisti.

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|| Leo Brogioni, 13:25 || link || (0) commenti || ||

03 novembre 2006

serata-dibattito lunedì 6 novembre a Milano

Fotografia&Informazione
presenta

Fotogiornalismo ed etica

Lunedì 6 novembre alle ore 20.30, allo Spazio Forma, in Piazza Tito Lucrezio Caro 1 a Milano, si terrà un dibattito organizzato da Fotografia & Informazione e dal GRIN (Gruppo Nazionale Redattori Iconografici): si parlerà di etica del fotogiornalismo, di manipolazioni digitali, di credibilità ed affidabilità del giornalismo visivo nel terzo millennio.

Fotogiornalisti, photoeditor, artdirector, giornalisti del’informazione visiva si confronteranno sulle sfide poste da un sistema dei media che da un lato ha sempre più bisogno di immagini credibili e dall’altro si trova sempre più a dover fare i conti con manipolazioni e messe in scena.

Hanno assicurato la loro presenza:

Sarà proiettato un breve video introduttivo che ripercorrerà i fatti di cronaca e proporrà una sintesi del dibattito sui principi etici del fotogiornalismo che ha animato la comunità dei fotoreporter negli scorsi mesi, a partire da alcune immagini manipolate pubblicate dai media nel corso del recente conflitto Israelo-Libanese.

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|| Leo Brogioni, 10:26 || link || (0) commenti || ||

24 ottobre 2006

Privacy via Mignon

L'associazione culturale Mignon (nata per "promuovere un progetto fotografico diretto ad investigare il quotidiano, l'uomo e il suo ambiente") sta facendo un buon lavoro di informazione e riflessione sulla privacy in fotografia attraverso la sua mailing list. Nei vari messaggi giunti alla mia casella e-mail si trovano anche interessanti links a contributi esterni che qui riporto:

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|| Leo Brogioni, 13:48 || link || (0) commenti || ||

Sanzionato l'ex direttore del Gazzettino per la pubblicazione della foto di Hevan

Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha deliberato di sanzionare con la censura Luigi Bacialli (già direttore del Gazzettino di Venezia) per la pubblicazione della foto di Hevan (il "bambino mai nato"). Per la stessa vicenda ha invece assolto Maurizio Belpietro (direttore de Il Giornale), Renato Farina (articolista di Libero), Giuliano Ferrara (direttore de Il Foglio), Paolo Mieli (direttore del Corriere della Sera) e Alessandro Sallusti (direttore di Libero) . Qui il testo della sentenza (in formato .rtf). Secondo l'Odg:

Il "Gazzettino" del 12 maggio ha pubblicato in prima pagina la foto di un bimbo morto, vestito come se fosse vivo, sulla base, questa la versione del giornale, di una richiesta avanzata dalla nonna del bambino (“bambino mai nato”, estratto dal ventre della madre assassinata dal convivente). Quella foto è stata poi ripresa dagli altri giornali. Il Consiglio ritiene che la pubblicazione di quella foto, con il contenuto di dolore e di orrore che si porta dietro, abbia forza tale da turbare e offendere il comune sentimento della morale.
Secondo il Consiglio, va affermato il principio secondo il quale la pubblicazione della foto di Hevan “offende i lettori, ma soprattutto la dignità di quel bambino” e che “la dignità di un cadavere non è nella disponibilità dei familiari". Luigi Bacialli porta intera la responsabilità della scelta operata. Gli altri direttori e Renato Farina, invece, sviluppando un dibattito sulla foto/notizia, hanno agito nella consapevolezza di esercitare un diritto, quello di informazione e di critica.

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La manipolazione delle immagini nel fotogiornalismo

Su Megachip intervista di Germana Pisa a Marco Capovilla - docente di fotogiornalismo all'università IULM di Milano e vicepresidente di Fotografia&Informazione - realizzata dopo un seminario di studio dei giovani della Cisl, svoltosi a Rota Imagna (Bg) il 20 e 21 settembre, nel corso del quale Capovilla ha tenuto una conferenza sul tema: “La manipolazione delle immagini: un secolo e mezzo di pratiche manipolatorie, nei regimi totalitari e nelle democrazie moderne”.

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11 ottobre 2006

Ancora privacy

Della privacy era tornata a parlare Fotografia&Informazione con un articolo di Marco Vacca e con la notizia dei direttori di quotidiani sanzionati per aver pubblicato la foto di un cittadino in manette: oggi ho trovato questo pezzo di Barbara D'Amico su RivistA, Fotogiornalismo tra privacy e dignità

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Another brick in the Wal-Mart

Jim Tresher, fotografo del Washington Post da 25 anni, ha realizzato delle foto per un sito internet legato alla catena di supermercati Wal-Mart, infrangendo le regole del giornale riguardo alle collaborazioni esterne. Ogni tipo di prestazione professionale di uno dei giornalisti del Post deve seguire le direttive del giornale che prevedono il divieto di lavorare per un concorrente o per un gruppo politico di pressione (interest group): il sito in questione è stato creato da "Working families for Wal-Mart" un'associazione che ha sostenuto l'azienda durante le recenti dispute sui salari e sul trattamento dei dipendenti, e per questo considerata interest group.
Tresher ha dovuto togliere le sue immagini dal sito internet e - anche se aveva lavorato gratis, come volontario - ha dovuto restituire la somma che l'associazione gli aveva riconosciuto come rimborso spese. L'articolo di Joe Strupp su E&P

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10 ottobre 2006

fotoinfo sul Libano

Su Fotografia & Informazione uno Speciale sulle presunte "frodi fotografiche" avvenute nel corso della recente guerra in Libano (tra gli autori ci sono anch'io) e una Riflessione sull'argomento.

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Photo Op

L'ottimo Dennis Dunleavy ci dice che da un recente sondaggio, effettuato tra i lettori del suo blog, risulta che una stragrande maggioranza di intervistati ritiene le cosiddette Photo Op una forma di propaganda o di manipolazione. Più che un sondaggio sembrava una domanda retorica, comunque la notiziola mi consente di segnalare un termine sempre più usato, purtroppo: photo op è l'abbreviazione di photo opportunity e sta ad indicare un evento pianificato con attenzione in modo da ottenere una fotografia memorabile ed efficace (praticamente la definizione di manipolazione). Qui il termine su Wikipedia

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06 maggio 2006

Pubblicità e Informazione

Su fotoinfo.net una mia riflessione sul tema in oggetto.
E' troppo lunga per un blog per cui non la riporto: andate a leggervela ... andatevela a leggere ... andatevi a leggerla ... insomma qui c'è il link

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02 novembre 2005

verificare le fonti

La citazione dal libro di Randall di un post precedente sembra caduta a fagiolo.
Ieri le agenzie di stampa italiane (solo quelle italiane!) hanno diffuso la notizia relativa ad un bambino-kamikaze che si è fatto esplodere a Kirkuk, nel nord dell'Iraq. Vera la notizia dell'attentato, una bufala quella dell'età dell'attentatore. Al primo posto degli obblighi di un buon giornalista Randall inserisce "scoprire e pubblicare informazioni che vadano a sostituire voci o illazioni". Le agenzie italiane hanno fatto l'esatto contrario, ovvero hanno pubblicato voci e illazioni che hanno sostituito le informazioni. In Italia non riusciamo a seguire nemmeno il primo punto di un manuale di giornalismo, chissà quando arriveremo all'ultimo. In bocca al lupo a tutti.

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30 ottobre 2005

Il giornalista quasi perfetto deve:

Se riuscite a leggere questa lista senza sentire un brivido lungo la schiena, forse il giornalismo non fa per voi.

da "Il giornalista quasi perfetto" di David Randall, Editori Laterza, € 12,00 (i dodici euro meglio spesi dall'entrata in vigore della moneta unica!)

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12 ottobre 2005

Katrina e la verità

E' un po' lungo, ma considerando che l'argomento meriterebbe un libro si può fare lo sforzo di leggerlo.

L'URAGANO KATRINA E LA VERITA'
Saccheggiatori e Fotografia
di Giorgio Giacobbi

tratto dal n. 10 del Notiziario della FotoClub La Gondola (è un link ad un documento pdf!)

I patiti di Internet avranno ben di che discutere in questi giorni. Si è acceso attraverso l'etere un acceso dibattito che ha coinvolto due intellettuali, docenti universitari negli U.S.A.: Mark Bernstein della Purdue University e Jan Boxill della Centro Parr del-l'Etica i quali, analizzando la tra-gedia di New Orleans e le fotografie trasmesse via Internet, si sono posti la domanda: "Un saccheggio può essere giustificato?".
Bernstein ha risposto si, nel caso di stato di necessità; La Boxill no, mai in nessun caso.
E le agenzie giornalistiche Associated Press e Agence France Press hanno trasmesso due foto, la prima che ritrae dei "colored men" mentre escono da un negozio di alimentari invaso dalle acque con dei sacchetti in mano e la didascalia recita: "autori di un saccheggio", la seconda che ci mostra dei bianchi in un supermarket con la dicitura: "hanno trovato del pane".
Le due immagini, scattate nei giorni del diluvio a New Orleans, alzano nuovamente il sipario sulla annosa questione di fondo: quale delle due immagini ci rappresenta la "verità"? Ovvero: quali persone, colored men o bianchi, hanno commesso il grave reato di saccheggio o, ancora meglio, quale delle due foto ci mostra il saccheggio, quella che ritrae i neri o quella che ci mostra i bianchi? E in qual modo possiamo noi stabilire la "verità" del fatto delittuoso? A mio avviso sono tutte domande che restano senza risposta.
Non è possibile giungere alla "verità" se non attraverso la testimonianza orale del fotografo che le ha scattate. In soccorso di Bernstein accorrono Jerry Lawson dell'Emerson College: "Anch'io se mi fossi trovato in quello stato di necessità avrei portato via dai negozi quanto mi serviva al momento per salvare la mia famiglia".
E Ann Althhouse giurista universitaria: "Quando è in pericolo la vita allora anche il saccheggio è giustificato".
Resta comunque isolata e tetragona la posizione della Boxill che con accenti di tono evengelico declama: "No! Il saccheggio, ovvero l'esproprio della proprietà privata, costituisce sempre un reato gravissimo!" Ma tralasciando queste considerazioni pur essenziali che riguardano l'etica del diritto, resta la questione "fotografie" che ci interessa più da vicino.
Infatti se si raffrontano le due foto partendo dal presupposto che siano state fatte a New Orleans nei giorni di quella apocalisse, non pare dubbio che quella della Associated Press (i colored men) evidenzia rispetto all'altra della Agence France Press (hanno trovato del pane) una tipica connotazione "razzista", se non altro perché se asportare del pane da un negozio disastrato ad opera di bianchi non costituisce "saccheggio", la ragione e la juxta lex ci dicono che ciò deve esserlo anche per la gente di colore. Anche il Washington Post ha pubblicato un articolo sul dramma della popolazione nera di New Orleans (e l'amico della Gondola Frank Van Riper potrà informarci più in dettaglio) costretta a vivere nei quartieri bassi della città in miseri abituri di legno, rimasta per giorni senza aiuti.
Ora noi sappiamo che la fotografia, per spiegarci ciò che rappresenta, deve essere accompagnata il più delle volte dalla scrittura.
Susan Sontag disse che la fotografia offre molti significati ma non risponde a molte domande.
Guidato dal suo saper vedere lontano il grande profeta Johann Wolfgang Goethe scrisse su "Contributi all'ottica" del 1791: "L'uomo vede ciò che vuol vedere e sapere". Fermo restando il giudizio sulla connotazione "razzista" che è resa più evidente proprio dalla contrapposizione delle due foto trasmesse, giudizio espresso anche dai media U.S.A. via Internet, dobbiamo arrenderci nel dire che non possiamo avere la certezza della"verità" storica" ossia della "autenticità" di una immagine fotografica.

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06 ottobre 2005

Corso per giornalisti finalizzato a conoscenza e prevenzione del rischio in zone di guerra

"Lo Stato Maggiore della Difesa organizza, su indicazione del Ministero della Difesa e d’intesa con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, un Corso di base per i giornalisti finalizzato alla conoscenza e prevenzione del rischio in zone di conflitto e guerra, con esercitazioni pratiche presso sedi della quattro Forze Armate. (...) Nella prima settimana presso il Comando Operativo Interforze (COI) si terranno sessioni informative sulla struttura delle Forze Armate e le norme e modalità delle missioni militari all’estero. Nella seconda settimana i partecipanti visiteranno sedi e svolgeranno esercitazioni, ciascuna della durata di un giorno, a cura di: Esercito italiano; Marina Militare; Aeronautica militare; Arma dei Carabinieri. (...) L’alloggio e il vitto, presso le strutture impegnate e secondo i regolamenti e i tariffari militari, saranno forniti dalle Forze Armate durante il periodo per chi ne farà richiesta." (dal comunicato FNSI)

Come scritto da Pennina in un articolo pubblicato su Il Barbiere della Sera
, "un corso di preparazione e di prevenzione del rischio sarebbe altamente consigliabile. Qualcosa che può aiutare se non a salvare la pelle (sempre in pericolo in zone di guerra) quantomeno a non correre rischi inutili o commettere grossolane ingenuità".

Io invece dico che queste esercitazioni sono spesso state utilizzate da governi e forze armate, non tanto per dare degli strumenti utili ai giornalisti, quanto per terrorizzarli: illustrando la pericolosità del "nemico" e delle sue armi si porta il giornalista ad affidarsi alla tutela dell'esercito che lo ha accreditato e spesso "ospitato".

Così facendo si consolida un rapporto di dipendenza tra operatori dell'informazione e militari, creando al tempo stesso una netta divisione tra "noi" (i buoni militari che ti proteggono) e "loro" (il nemico cattivo che ti attacca) che va a infrangere tutte le norme di etica e deontologia professionale, secondo le quali si dovrebbe mantenere un certo distacco tra coloro che forniscono informazioni e coloro che le riportano.

E' il problema dei giornalisti "embedded" ben indagato dal film di D. Schechter "WMD: weapons of mass deception" (è stato possibile acquistarlo come allegato al quotidiano l'Unità e andrebbe proiettato in tutte le scuole).
Sarà sufficiente la "supervisione" della FNSI per tutelare i giornalisti anche da questi pericoli?

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