LeoBrogioni blog

fotografia, fotogiornalismo, giornalismo, mass media

23 maggio 2008

Chomsky | Castagnoli

Manufacturing Consent: Noam Chomsky and the media

Posted: 22 May 2008 05:22 PM CDT

Erano anni che cercavo questo film: l'ho trovato sul sito freedocumentaries.org Un documentario che ormai sente il peso dell'età, ma è sempre interessante se non imperdibile.




Provincial Japan | Guido Castagnoli

Posted: 22 May 2008 02:35 PM CDT

Le immagini della serie "Provincial Japan", realizzate da Guido Castagnoli durante un soggiorno di due mesi in Giappone, indagano il paesaggio urbano delle piccole cittadine di provincia portandoci lontano dagli stereotipi legati alla rappresentazione del Giappone contemporaneo.

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|| Leo Brogioni, 19:22 || link || (0) commenti || ||

08 novembre 2007

Sali scendi quotidiano

Un aggiornamento: le vendite dei giornali cartacei Usa stanno scendendo velocemente (ce lo dice una ricerca dell' Audit Bureau of Circulations) mentre stanno aumentando i visitatori dei loro siti internet (questo invece ce lo racconta la Newspaper Association of America). Per chi ha seguito o letto il mio intervento al convegno Fotogiornalismo 2.0 questa non è certo una novità, ma la conferma di una tendenza, che tra l'altro viene analizzata anche dalla BBC nel programma trasmesso da Radio 4 The British Newspaper Industry.

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|| Leo Brogioni, 00:23 || link || (0) commenti || ||

21 maggio 2007

Al fotografo che grida: “al lupo!”

Sul blog "Lo Specchio Incerto" di Rosa Maria Puglisi leggo questo commento all'ultimo Osservatorio pubblicato su Fotografia&Informazione "Giornalismo, drag queens e distribuzioni statistiche", scritto da Marco Capovilla. Sullo stesso Osservatorio il commento di Mario Tedeschini Lalli che ho riportato nel post precedente.


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Al fotografo che grida: "al lupo!"

via Lo Specchio Incerto by Rosa Maria Puglisi on May 14, 2007

Recentemente mi è capitato di leggere sul sito di Fotografia & Informazione (il cui link forse avrete già notato fra quelli di questo blog) un articolo di Marco Capovilla, docente al master di giornalismo dello Iulm e vicepresidente dell'associazione cui fa capo il sito sopracitato, semplicemente illuminante sulla situazione attuale dell'informazione e che è quasi un appello ai fotogiornalisti.

Questo scritto mette, infatti, pienamente in luce come nell'attualità giornalistica regnino spesso gli eccessi dello "spettacolo dell'informazione"- per gratificare la nostra fame di notizie eclatanti e, quindi, per soddisfare le esigenze del mercato editoriale - giungendo ai limiti dell'impostura, e potendo sempre contare su immagini ad hoc, non necessariamente ritoccate nell'aspetto, ma che sicuramente forniscono della realtà un'immagine letteralmente retorica, ovvero "abbellita" ed esasperata grazie alla nota figura retorica della sineddoche, quella per la quale una parte della cosa è scelta, solo una parte per esprimere il tutto (classico esempio: la vela per dire la barca a vela).

Per sua natura, la fotografia non può certo offrirci altro che una parte (della realtà) per il tutto, questo è evidente, e ciò che questo comporta al livello dell'informazione giornalistica, già in passato Capovilla ha avuto modo di segnalarlo (vedi link), supportato da un ancora più agguerrito Marco Vacca, presidente dell'Associazione Giornalisti dell'Immagine e reporter vincitore del World Press Photo '99. Quello che è meno evidente è però l'uso scorretto che si fa di questa peculiarità del mezzo.

Dobbiamo concordare con Marco Vacca quando afferma che: ""La cultura fotogiornalistica non sta nel Dna dei giornali italiani"; e sottolineare che sempre più si fa largo il bisogno di una più larga e capillare diffusione della cultura visuale come strumento essenziale per la comprensione della realtà, altrimenti sempre più confusa e confondibile, proprio in un momento storico in cui molti considerano l'informazione giornalistica e fotogiornalistica come puro vangelo e ad essa si affidano per farsi una (propria?) opinione del mondo.

Ma ecco il link all'articolo, e buone riflessioni!

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|| Leo Brogioni, 15:05 || link || (0) commenti || ||

Cronaca, foto e informazioni marginali

Dal blog di Mario Tedeschini Lalli "Giornalismo d'altri" su kataweb, leggo e riporto

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Cronaca, foto e informazioni marginali

via Giornalismo d'altri by mariotedeschini on May 16, 2007

Grazie al sito Libertà di stampa e diritto all'informazione, leggo "Giornalismo, drag queens e distribuzioni statistiche" su Fotografia&Informazione. E' un accorato e analitico pezzo nel quale Marco Capovilla analizza l'uso delle fotografie da parte di giornali e siti di informazione nel contesto del recente allarme siccità in Italia.

Confrontando le foto pubblicate con alcune del Po da lui riprese a Cremona e a Piacenza, Marco scopre, purtroppo, l'ovvio: "Ho visto il Po scorrere tranquillo, largo come sempre, carico di acqua, con le rive verdeggianti di pioppeti come sempre, forse con qualche sasso in evidenza in più lungo l'argine, a causa dell'abbassamento effettivamente registrato dalle autorità competenti. Un po' me l'immaginavo, avevo intuito la spropositata visualizzazione che ne avevano dato i media nei giorni precedenti. Ma la differenza di cui sono stato testimone è stata superiore ad ogni aspettativa". Laddove siti e giornali avevano pubblicato (e lui riprende nel suo pezzo) immagini drammatiche di fiumi in secca o addirittura di terra disseccata con tanto di vecchio contadino indiano seminudo.

Marco coglie questa occasione per discutere l'abitudine giornalistica a prendere il dettaglio, il particolare più sconcertante - magari vero - e farne parabola del tutto. A soffermarsi, come sottolinea giustamente, su eventi, avvenimenti, immagini che stanno ai margini della curva di "distribuzione statistica". "Si tratta di capire, tornando al vecchio criterio giornalistico, se a forza di cercare uomini che mordono cani non stiamo per caso trasformando, con la nostra professione al servizio dello 'spettacolo dell'informazione', la realtà che pretendiamo di raccontare in una maschera tragicomica, in una parodia, in una grottesca brutta copia alla quale nessuno potrà più credere."

E' un discorso pienamente condivisibile. Cui mi permetto di aggiungere alcune considerazioni.

1) Nell'uso delle fotografie questa tendenza è esaltata dalla virtuale scomparsa sui nostri giornali del giornalismo fotografico. Intendiamoci: i giornali sono pieni di fotografie, ma la fotografia è trattata come una "illustrazione", non come un elemento portante della "cronaca". Se si parla di governo, basta una foto qualunque di Romano Prodi, non necessariamente quella scattata ieri a Palazzo Chigi. Peggio ancora: se si parla di guerra in Iraq, una foto qualsiasi d'archivio andrà benone. Online poi, basta ricercare le immagini su Google. Questo uso "illustrativo" delle foto, è completamente introiettato dalle agenzie che a corredo dei propri servizi trasmettono immagini d'archivio.

2) La tendenza a privilegiare "l'uomo che morde il cane" è strettamente legata al modo di essere dei giornali. Oserei dire della comunicazione in genere. Ma nel caso della stampa italiana si aggiunge quella che io chiamo la "psicologia del più uno", una tendenza generalizzata di direzioni e uffici centrali (almeno negli ultimi 25 anni) a forzare sempre la notizia, a scegliere sempre il dato più eclatante, anche se incerto (chi si ricorda i titoli sui "Ventimila morti alle Torri gemelle", solo perché un ministro italiano aveva aperto bocca nelle ore immediatamente successive al disastro?). Mi ricordo un vecchio caporedattore di notte in un quotidiano degli anni '80 che di fronte a un redattore che gli annunciava che in un disastro aereo i morti erano alla fine meno di quanto strillato in prima edizione in prima pagina, commentava: "Ma così mi smosci tutto!"

3) Una tendenza, sempre del giornalismo italiano, a considerare relativamente secondari i fatti, i dati. A inseguire le "verità di fondo", a chiedersi se una cosa sia "verosimile", più che "vera". Così di fronte all'allarme per la siccità (dando, qui, per scontato che sia un allarme fondato), il giornale non va neppure a cercare la foto del Po in questi giorni, ma se anche la cercasse e la trovasse visivamente in contrasto con la "verità di fondo" del pezzo, sceglierebbe di non pubblicarla. In questo contesto non vale neanche la pena di andare su un ponte di Piacenza e scattare una foto.

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|| Leo Brogioni, 14:54 || link || (0) commenti || ||

29 marzo 2007

What we call the news

Ogni tanto un'amenità ci vuole!
Grazie ad Adrian Monck per aver postato sul suo blog questo esilarante filmato di JibJab

What We Call the News | Send To Friends | Funny Animations at JibJab

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|| Leo Brogioni, 16:04 || link || (1) commenti || ||

13 marzo 2007

E' morto Jean Baudrillard

Jean Baudrillard, filosofo e sociologo francese, è morto Martedì 6 Marzo a Parigi dopo una lunga malattia. Nei suoi scritti numerose riflessioni sulla fotografia e in particolare sul fotogiornalismo. E' stato anche un appassionato e fedele frequentatore del Festival Internazionale di Fotogiornalismo "Visa pour l'Image". Il quotidiano Le Monde, per celebrarne la scomparsa, ha recentemente messo on line una sua intervista in cui si parla di fotografia di reportage intitolata "Le reportage en son miroir"

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|| Leo Brogioni, 13:15 || link || (0) commenti || ||

11 febbraio 2007

Giornali e new media

Un mio post di novembre si intitolava "WP sempre più on line" e inziava con queste parole:
I quotidiani statunitensi stanno puntando sempre di più sul web ...
in questi giorni il blog Giornalismi Possibili ha affrontato l'argomento in due post
Da leggere

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|| Leo Brogioni, 16:28 || link || (0) commenti || ||

05 dicembre 2006

Mojos

Il Fort Myers News-Press (Florida, USA) sta usando 14 "giornalisti mobili" (mobile journalists ovvero "mojos"). Dotati di portatili o palmari, registratori audio digitali, video e fotocamere digitali, riescono ad aggiornare il sito web del giornale diverse volte al giorno e in tempo reale. Non hanno scrivania, nè poltrone, nè linee fisse, nè ufficio; passano il loro tempo per strada cercando storie da pubblicare. La loro linea editoriale è basata sul costante inserimento di notizie locali, fresche, con le quali costruiscono contenuti multimediali o articoli scritti che spesso servono anche all'edizione cartacea della testata.

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|| Leo Brogioni, 12:13 || link || (0) commenti || ||

28 novembre 2006

Media USA cominciano a chiamare "guerra civile" il conflitto in Iraq

Interessante indagine di E&P che fa notare un cambiamento da parte dei mass media americani nell'uso della terminologia che definisce il conflitto in Iraq : molti adesso, seguendo le orme del Los Angeles Times, usano il termine "civil war" (guerra civile), altri (il Washington Post ad esempio) continuano ad usare il termine "sectarian strife" (scontro tra fazioni o sette). Intuitive le riflessioni e le conseguenze sull'opinione pubblica, ma soprattutto le omissioni sulle cause di questa drammatica situazione. Da leggere.

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|| Leo Brogioni, 14:33 || link || (0) commenti || ||

17 settembre 2006

[OT] L'Italia vince la Fed Cup di tennis

Del tennis mi interessa poco o niente, anzi lo ritengo pure uno sport palloso, ma pensare che questo micro blog dà notizia della vittoria italiana nella coppa del mondo di tennis femminile prima della Rai, mi sembra tragicomico.
Per sopperire alla mancata e scandalosa copertura televisiva dell'evento segnalo il link al sito della Federazione Italiana Tennis (dove c'è pure una sezione Gallerie con alcune belle immagini) e quello all'articolo di Repubblica .

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|| Leo Brogioni, 21:52 || link || (0) commenti || ||

13 giugno 2006

23-24 giugno, Venezia: "I media tra i cittadini e il potere"

Un seminario internazionale con Gore Vidal, Giulietto Chiesa, Manuel Castells, Ignacio Ramonet, Eric Alterman, Danny Schecter, Gianni Minà e altri.
SEMINARIO INTERNAZIONALE, VENEZIA 23-24 GIUGNO 2006
I MEDIA TRA I CITTADINI E IL POTERE

Organizzato dalla Provincia di Venezia e dal World Political Forum, all'Isola di S.Servolo si terrà il seminario di due giorni sul ruolo dei Media e le modalità di intervento e di partecipazione delle istituzioni della società civile esigono una profonda riflessione a tutti i livelli. Ecco perché l'idea di un incontro per analizzare alcuni aspetti di interesse determinante per la società civile, per gli operatori del settore, per chi ha responsabilità in ambito politico, economico e finanziario.
Il dibattito si concentrerà sul rapporto tra nuove tecnologie dell'informazione e governance, tra democrazia e diritto all'informazione, tra la concentrazione della proprietà dei media e il potere finanziario e politico, approfondendo le interrelazioni tra le diverse dimensioni. Infatti la rivoluzione delle nuove tecnologie dell'informazione sta modificando i diversi livelli di relazione ed influisce profondamente sulle pratiche della cittadinanza e sulle forme della partecipazione democratica.Un seminario internazionale per comprendere la complessità dei fenomeni superando la sola sfera "infocomunicativa", un'analisi critica perché il problema è molto pratico: l'individuo non riesce a decidere se non conosce a fondo i processi.L'iniziativa, promossa da the World Political Forum e dalla Provincia di Venezia, nell'ambito del Progetto Provincia Etica, vuole essere un progetto di lavoro per una ricognizione delle tendenze contraddittorie che permeano la globalizzazione: dalla concentrazione alla distribuzione delle risorse; dalla democratizzazione al controllo, dalle istituzioni locali alle istituzioni globali.
Altre info cliccando qui

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|| Leo Brogioni, 10:28 || link || (0) commenti || ||

18 maggio 2006

RI dis-credito

Com'è noto uso questo blog come un blocco per gli appunti, normale quindi che un mio precedente post - riveduto, corretto e integrato - sia diventato un contributo per il sito di Fotografia&Informazione, lo potete leggere cliccando qui

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|| Leo Brogioni, 14:36 || link || (0) commenti || ||

07 maggio 2006

dis-credito

Il 16 Aprile 2006 Corriere.it - il sito del Corriere della Sera - pubblica un articolo di cronaca (non firmato) intitolato "In pensione a 100 anni, muore subito dopo"; sottotitolo e occhiello: "E' scomparso il lavoratore del secolo premiato da Bill Clinton. L'uomo era dipendente dei trasporti pubblici di Los Angeles. Nei 70 anni trascorsi nell'azienda aveva saltato un solo giorno".

Completa il pezzo una foto dell'arzillo vecchietto in questione, tale Arthur Winston, didascalizzata e questa, purtroppo, "firmata".

In questo caso tocca rammaricarsi proprio del credito, perchè la didascalia dice: "Un'immagine di Arthur Winston (da Internet)".

Mi resta difficile ricordare un altro episodio in cui sia stata didascalizzata una foto o firmato un articolo con espressioni come "dalla TV" o "dai Giornali" oppure "dalle Riviste" o anche "dalla Radio".
Correttamente, di solito, viene indicato come minimo il nome della testata giornalistica da cui si è tratto il materiale, come massimo anche il nome dell'autore. Stavolta Corriere.it poteva citare il sito da cui è stata presa l'immagine.

Ma non voglio pretendere troppo: comportarsi con la sciatteria tipica delle testate italiane e omettere la "firma" dell'immagine in questo caso sarebbe stato il male minore. Insomma ... siamo arrivati a chiedere una forma di scorrettezza pur di evitare il ridicolo: speriamo che questa sia la prima e ultima volta, anche se - come ben sappiamo - le vie del giornalismo sono infinite.

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|| Leo Brogioni, 00:33 || link || (0) commenti || ||

06 maggio 2006

Pubblicità e Informazione

Su fotoinfo.net una mia riflessione sul tema in oggetto.
E' troppo lunga per un blog per cui non la riporto: andate a leggervela ... andatevela a leggere ... andatevi a leggerla ... insomma qui c'è il link

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|| Leo Brogioni, 23:41 || link || (0) commenti || ||

18 marzo 2006

Perdete la faccia

Appello di Repubblica.it a lettori e navigatori: Mandate il vostro autoscatto all'indirizzo: fotografie@repubblica.it Le foto più significative saranno pubblicate sul sito e su La Domenica di Repubblica.
Una firma illustre presenta l'iniziativa: Michele Serra scrive un pezzo intitolato Salvate la vostra faccia e mandatela a Repubblica. Sottotitolo: Dieci anni fa scattare una foto era un momento impegnativo. Oggi lo scatto e l'autoscatto sono comportamenti normali: siamo sempre in posa.
Ne cito un pezzo: (...) Oggi le nostre facce sono in onda e in rete come una folla incontrollabile, un cast che si è ribellato ad ogni tipo di regia e invade ogni spazio e ogni tempo, si rimane impressi nella virtualità elettronica con una velocità e una disinvoltura che cancellano il concetto stesso di "mettersi in posa", siamo sempre in posa perché sempre riproducibili. Si sono moltiplicati a dismisura gli occhi in grado di rubarci la faccia, occhi elettronici e occhi miniaturizzati, non più soltanto l'apposito e specializzato apparecchio fotografico, ma tutta una miriade di oggetti e oggettini elettronici che hanno cento altre funzioni, e quella di replicare l'immagine è solo una delle tante, smitizzata, incidentale.
Nonostante questo gli occhi sgranati di fronte ad un fotografo, o reazioni esagerate nei confronti di chi sta riprendendo qualcuno, sono all'ordine del giorno. La diffidenza è sempre nei confronti del professionista, mai verso il fotografo dilettante o il turista. Gli ostili alla ripresa fotografica sono poi gli stessi che si mettono in posa davanti alla telecamera o addirittura vanno a cercarla per garantirsi due secondi di passaggio televisivo con saluto alla moglie che li sta guardando da casa. E sono anche quelli che - forse - non sanno di essere ripresi, seguiti, registrati, controllati 24 ore su 24 grazie a telefonini, carte di credito, telecamere a circuito chiuso, autovelox, bancomat, abbonamenti elettronici per i mezzi pubblici, fidaty card, telepass, antifurti satellitari, badges, internet, decoder, smart card e tessere elettroniche varie (palestra, blockbuster, biblioteca, ecc ecc). Contraddizioni virtuali? Da approfondire.

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|| Leo Brogioni, 22:11 || link || (0) commenti || ||

02 novembre 2005

in tratteniamo il giornalismo

A pagina 16 del bignami settimanale del New York Times, che la Repubblica ha pubblicato Mercoledì 26 Ottobre, c'è un articolo sui costi dei documentari autarchici, che sarebbero bassissimi se non fosse per i diritti d'autore di filmati e musica inseriti nel film. Ma a parte questo, c'è un'affermazione del cineasta Steve James che mi sembra inquietante, dice il nostro: "Quando ho iniziato io, i documentari rientravano nella categoria giornalismo. Oggi il maggior successo commerciale dei documenatri e la maggior attenzione di cui godono da parte del pubblico li fa rientrare sempre più nella categoria dell'intrattenimento" !?!?
Pensate che stupido sono: io ho sempre ragionato al contrario, ovvero pensavo che "le categorie" non fossero decise a posteriori ma a priori!
Se un documentario ha successo vuol dire che il giornalismo d'inchiesta fa audience (come già detto in un precedente post) e non che siccome fa audience è intrattenimento anche un documentario. Mi sembra ci sia una bella differenza.
Il ragionamento di James parte dal presupposto (pregiudizio?) che il grande pubblico sia ignorante o stupido perchè vuole e guarda solo intrattenimento, quindi nel momento in cui un documentario interessa diventa o lo faccio diventare intrattenimento, sottraendo al giornalismo d'inchiesta quella quota di pubblico che gli spetta.
D'altronde se il pubblico è ignorante o stupido dovrà anche essere facilmente manipolabile! Dico bene Steve?

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21 ottobre 2005

Cover

L'associazione degli editori di periodici statunitensi ha scelto le più belle copertine di riviste americane degli ultimi quaranta anni. E infatti quaranta sono le prime pagine selezionate, con tanto di classifica finale.
In proposito Vittorio Zucconi su la Repubblica del 19 Ottobre scrive che "se una foto vale mille parole, una copertina vale mille pagine" e aggiunge che queste scelte sono "tutte dita negli occhi, sfide per costringere a fare ciò che più il consumatore detesta: la fatica di pensare".
A dir la verità io sto facendo i salti mortali per trovare periodici che mi facciano pensare e ancora non sono totalmente soddisfatto, quindi sto pensando che siano gli editori a detestare il pericolo che io possa mettermi a pensare.

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|| Leo Brogioni, 22:53 || link || (0) commenti || ||

17 ottobre 2005

Metro delle Primarie

Complimenti a Metro, quotidiano nazionale a diffusione gratuita, che è riuscito a relegare la notizia sui 3 milioni (!!!) di elettori alle primarie dell'Unione in un mini trafiletto buttato in seconda pagina.
In prima, titolone sull'influenza aviaria (a proposito dello "stato di paura alimentato dai mezzi di informazione" di cui al post precedente) e due foto di Shevchenko (Milan) e Cambiasso (Inter) esultanti dopo i gol segnati domenica (è la nuova par condicio rosso-nera-azzurra): ci stavano meglio Prodi e Fassino ... con le stesse espressioni dei calciatori naturalmente.

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|| Leo Brogioni, 15:40 || link || (0) commenti || ||

15 ottobre 2005

War Porn

Oggi sul sempre interessante Alias (supplemento del Manifesto), c'è uno speciale sul NetPorn, che prende spunto da un convegno svoltosi sull'argomento ad Amsterdam, durante il quale - dice l'articolo - sono stati
"frequenti i riferimenti ad Abu Ghraib e al sottogenere War Porn, cortocircuito nerissimo tra guerra e desiderio in cui fantasie pornografiche, abusi criminali e patologie occidentali si confondono."
Conclude lo speciale di Alias un'intervista a Mark Dery, docente di giornalismo digitale alla New York University, il quale, ad una domanda sul caso delle foto scattate dai militari americani nel carcere di Abu Ghraib risponde:
"(...) la combinazione di sesso e violenza scorre nel profondo delle vene americane. Pensiamo a Dr. Strangelove di Kubrick che cattura meravigliosamente la terribile grandeur fallica dei missili nucleari, il puritanesimo parodico dei militari e la sublimazione della sessualità repressa in orge di distruzione sul campo di battaglia. (...) Pensiamo ai piloti della prima guerra del golfo che per pomparsi prima dei bombardamenti guardavano film porno. La collisione tra pornografia e patologia di Abu Ghraib torna perfettamente se calcolata in questo modo:
la repressione degli impulsi sessuali dell'America puritana +
il nostro feticismo nazionale per le armi +
la morale disintegrata di giovani reclute abbandonate nell'inferno iracheno =
patologie che fanno apparire Videodrome di David Cronenberg come un reality tv."
Manca un cenno alla civiltà dell'immagine, ma per il resto mi sembra ci sia tutto.
E poi ... ricordate? Alla fine di Agosto 2005 la notizia delle foto raccapriccianti realizzate da militari americani in Iraq scambiate con l'accesso ad un sito porno ha fatto il giro del mondo: War Porn per antonomasia.


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13 ottobre 2005

Immigrazione a raggi X

Fa impressione l'immagine pubblicata da la Repubblica di oggi a pagina 27: è una foto ai raggi x di un camion al cui interno, in comparti segreti, sono stipati immigrati clandestini. La fotografia è stata realizzata dalla polizia britannica (Metropolitan Police) e distribuita dalla Reuters. Impressionante e drammatica, perchè - meglio di ogni altra immagine sull'immigrazione clandestina - testimonia come la volontà di fuggire da paesi poveri sia tanto forte quanto la volontà di preservare il benessere dei paesi ricchi. La disperazione spinge a comportamenti estremi che solo tecnologie estreme possono svelare: ma la lotta è impari e questa immagine mostra tutta la sua crudeltà. Potete vedere la foto sui siti della BBC, del Times e del Telegraph.

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12 ottobre 2005

LAT a Bollate

Reportage del Los Angeles Times sul carcere di Bollate (Mi) : si possono vedere le foto solo previa registrazione gratuita (link sulla pagina dell'articolo, a destra in alto).
Bollate è preso come esempio di carcere ove un crescente numero di detenuti mussulmani vengono irretiti da compagni di cella (nonchè esponenti dell'integralismo islamico) e indirizzati sulla strada del terrorismo violento.
Se lo dice il LAT sarà vero.
Certo è che per conoscere la situazione negli istituti di pena italiani dobbiamo leggere i quotidiani americani, d'altro canto per sapere come stanno le cose a Guantanamo dobbiamo consultare i giornali europei.
Dice che si chiama globalizzazione. A me sembra la solita e diffusa pratica dei mass media occidentali per far pensare che i problemi stanno sempre altrove, lontani.

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Katrina e la verità

E' un po' lungo, ma considerando che l'argomento meriterebbe un libro si può fare lo sforzo di leggerlo.

L'URAGANO KATRINA E LA VERITA'
Saccheggiatori e Fotografia
di Giorgio Giacobbi

tratto dal n. 10 del Notiziario della FotoClub La Gondola (è un link ad un documento pdf!)

I patiti di Internet avranno ben di che discutere in questi giorni. Si è acceso attraverso l'etere un acceso dibattito che ha coinvolto due intellettuali, docenti universitari negli U.S.A.: Mark Bernstein della Purdue University e Jan Boxill della Centro Parr del-l'Etica i quali, analizzando la tra-gedia di New Orleans e le fotografie trasmesse via Internet, si sono posti la domanda: "Un saccheggio può essere giustificato?".
Bernstein ha risposto si, nel caso di stato di necessità; La Boxill no, mai in nessun caso.
E le agenzie giornalistiche Associated Press e Agence France Press hanno trasmesso due foto, la prima che ritrae dei "colored men" mentre escono da un negozio di alimentari invaso dalle acque con dei sacchetti in mano e la didascalia recita: "autori di un saccheggio", la seconda che ci mostra dei bianchi in un supermarket con la dicitura: "hanno trovato del pane".
Le due immagini, scattate nei giorni del diluvio a New Orleans, alzano nuovamente il sipario sulla annosa questione di fondo: quale delle due immagini ci rappresenta la "verità"? Ovvero: quali persone, colored men o bianchi, hanno commesso il grave reato di saccheggio o, ancora meglio, quale delle due foto ci mostra il saccheggio, quella che ritrae i neri o quella che ci mostra i bianchi? E in qual modo possiamo noi stabilire la "verità" del fatto delittuoso? A mio avviso sono tutte domande che restano senza risposta.
Non è possibile giungere alla "verità" se non attraverso la testimonianza orale del fotografo che le ha scattate. In soccorso di Bernstein accorrono Jerry Lawson dell'Emerson College: "Anch'io se mi fossi trovato in quello stato di necessità avrei portato via dai negozi quanto mi serviva al momento per salvare la mia famiglia".
E Ann Althhouse giurista universitaria: "Quando è in pericolo la vita allora anche il saccheggio è giustificato".
Resta comunque isolata e tetragona la posizione della Boxill che con accenti di tono evengelico declama: "No! Il saccheggio, ovvero l'esproprio della proprietà privata, costituisce sempre un reato gravissimo!" Ma tralasciando queste considerazioni pur essenziali che riguardano l'etica del diritto, resta la questione "fotografie" che ci interessa più da vicino.
Infatti se si raffrontano le due foto partendo dal presupposto che siano state fatte a New Orleans nei giorni di quella apocalisse, non pare dubbio che quella della Associated Press (i colored men) evidenzia rispetto all'altra della Agence France Press (hanno trovato del pane) una tipica connotazione "razzista", se non altro perché se asportare del pane da un negozio disastrato ad opera di bianchi non costituisce "saccheggio", la ragione e la juxta lex ci dicono che ciò deve esserlo anche per la gente di colore. Anche il Washington Post ha pubblicato un articolo sul dramma della popolazione nera di New Orleans (e l'amico della Gondola Frank Van Riper potrà informarci più in dettaglio) costretta a vivere nei quartieri bassi della città in miseri abituri di legno, rimasta per giorni senza aiuti.
Ora noi sappiamo che la fotografia, per spiegarci ciò che rappresenta, deve essere accompagnata il più delle volte dalla scrittura.
Susan Sontag disse che la fotografia offre molti significati ma non risponde a molte domande.
Guidato dal suo saper vedere lontano il grande profeta Johann Wolfgang Goethe scrisse su "Contributi all'ottica" del 1791: "L'uomo vede ciò che vuol vedere e sapere". Fermo restando il giudizio sulla connotazione "razzista" che è resa più evidente proprio dalla contrapposizione delle due foto trasmesse, giudizio espresso anche dai media U.S.A. via Internet, dobbiamo arrenderci nel dire che non possiamo avere la certezza della"verità" storica" ossia della "autenticità" di una immagine fotografica.

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06 ottobre 2005

Corso per giornalisti finalizzato a conoscenza e prevenzione del rischio in zone di guerra

"Lo Stato Maggiore della Difesa organizza, su indicazione del Ministero della Difesa e d’intesa con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, un Corso di base per i giornalisti finalizzato alla conoscenza e prevenzione del rischio in zone di conflitto e guerra, con esercitazioni pratiche presso sedi della quattro Forze Armate. (...) Nella prima settimana presso il Comando Operativo Interforze (COI) si terranno sessioni informative sulla struttura delle Forze Armate e le norme e modalità delle missioni militari all’estero. Nella seconda settimana i partecipanti visiteranno sedi e svolgeranno esercitazioni, ciascuna della durata di un giorno, a cura di: Esercito italiano; Marina Militare; Aeronautica militare; Arma dei Carabinieri. (...) L’alloggio e il vitto, presso le strutture impegnate e secondo i regolamenti e i tariffari militari, saranno forniti dalle Forze Armate durante il periodo per chi ne farà richiesta." (dal comunicato FNSI)

Come scritto da Pennina in un articolo pubblicato su Il Barbiere della Sera
, "un corso di preparazione e di prevenzione del rischio sarebbe altamente consigliabile. Qualcosa che può aiutare se non a salvare la pelle (sempre in pericolo in zone di guerra) quantomeno a non correre rischi inutili o commettere grossolane ingenuità".

Io invece dico che queste esercitazioni sono spesso state utilizzate da governi e forze armate, non tanto per dare degli strumenti utili ai giornalisti, quanto per terrorizzarli: illustrando la pericolosità del "nemico" e delle sue armi si porta il giornalista ad affidarsi alla tutela dell'esercito che lo ha accreditato e spesso "ospitato".

Così facendo si consolida un rapporto di dipendenza tra operatori dell'informazione e militari, creando al tempo stesso una netta divisione tra "noi" (i buoni militari che ti proteggono) e "loro" (il nemico cattivo che ti attacca) che va a infrangere tutte le norme di etica e deontologia professionale, secondo le quali si dovrebbe mantenere un certo distacco tra coloro che forniscono informazioni e coloro che le riportano.

E' il problema dei giornalisti "embedded" ben indagato dal film di D. Schechter "WMD: weapons of mass deception" (è stato possibile acquistarlo come allegato al quotidiano l'Unità e andrebbe proiettato in tutte le scuole).
Sarà sufficiente la "supervisione" della FNSI per tutelare i giornalisti anche da questi pericoli?

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