1964:
chiusura della ferrovia Calalzo - Cortina - Dobbiaco. Adelmo Dal Pont,
vecchio frenatore di treni merci e per un certo periodo quasi capostazione
della Ferrovia delle Dolomiti, è depositario di tante storie; le racconta,
tra una pipata e un bicchiere di vino, a un giovane giornalista che
ogni tanto va a trovarlo nella sua stazioncina dismessa, divenuta sua
abitazione. Spiegando i motivi della soppressione del trenino, dice:
"L'errore fu quello classico: si volle risparmiare sulla manutenzione,
sulla sicurezza. Col risultato che i deragliamenti si susseguirono ai
deragliamenti e ci furono anche degli incidenti molto gravi. A un certo
momento si arrivò a un punto tale che non era più possibile tornare
indietro. E intanto c'era stato il boom dell'automobile e pareva che
andare in treno fosse da poveracci. Un sacco di stupidaggini, insomma,
contribuirono alla fine della Calalzo-Dobbiaco. A me non restò che andare
in pensione.
(…) Se mi piangeva il cuore? Certo che mi piangeva. Mi pareva tutto
una merdata infinita, effetto di una serie infinite di merdate. Ma ti
dico anche che se un giorno qualcuno capirà qualcosa di queste valli
e si accorgerà che auto e autostrade le hanno avvelenate, dovrà per
forza riparlare del trenino delle Dolomiti. Tu, giornalista, forse gli
darai una mano, e sarà giusto. Ma una cosa ricordati che non dovrai
fare: illuderti che tutto torni come prima. Questo non potrà succedere
mai. E' nella natura delle cose."
Dino
Tonon
"Storie della Ferrovia"
(Mazzanti Editori)
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La ferrovia
delle Dolomiti
Il trenino
bianco-azzurro delle Dolomiti collegò Calalzo a Cortina e Dobbiaco
dagli anni Venti ai Sessanta: dai tempi delle locomotive a vapore, attraverso
la seconda guerra mondiale, al periodo d'oro degli anni Cinquanta tra
cinema e Olimpiadi, sino al boom economico.
Nel 1915 infuriante la prima guerra mondiale, i soldati austriaci,
per garantirsi i rifornimenti sul fronte italiano, costruirono una linea
ferroviaria a scartamento ridotto da Dobbiaco a Landro, dove si trovavano,
in quel momento, le retrovie. Era una ferrovia da campo, in tedesco Feldbahn,
sulla quale viaggiavano convogli trainati da locomotive a vapore.
Nella primavera del 1916 anche gli Italiani realizzarono una ferrovia
militare a scartamento ridotto, però leggermente diverso da quello
austriaco: 0,75m contro gli 0,70m austriaci e gli 1,435m dello scartamento
cosiddetto normale. Questa nuova ferrovia collegava Peaio a Zuel.
Sempre da parte italiana, un anno dopo, si cominciarono i lavori di un'altra
linea nella zona, ancora a scartamento ridotto; quindi, in seguito alle
alterne vicende della guerra, toccò agli Austriaci prolungare il
loro tratto fino a Calalzo. Era così già definito l'embrione
di quella che sarebbe diventata, dopo la fine del conflitto, la linea
ferroviaria Calalzo-Cortina-Dobbiaco, per il trasporto merci e passeggeri,
con lo scartamento di 0,95m largamente diffuso in Italia.
Il 15 Giugno 1921 fu inaugurata, con grande semplicità,
la Calalzo-Dobbiaco, che un anno e mezzo dopo avrebbe preso il nome di
Ferrovia delle Dolomiti.
Da principio le locomotive erano quelle stesse vaporiere, chiamate proprio
Feldbahn, che erano state usate dagli Austriaci ed erano diventate preda
bellica.
Allora la linea era amministrata dalla Direzione Militare, poi passò
al Regio Circolo Ferroviario di Bolzano, dato che le Ferrovie dello Stato
non avevano voluto prendere in gestione la linea. Nel 1924 fu affidata
alla SdF, Società per la Ferrovia delle Dolomiti, venne cioè
privatizzata. Iniziava la storia del trenino di Cortina. Fu rettificato
il tracciato rendendolo più sicuro, vennero acquistate nuove locomotive
di costruzione germanica, le Mallet. Nel 1927 iniziarono i lavori di elettrificazione,
ultimati nel 1929 ed entrarono in servizio le elettromotrici, quelle
carrozze bianche e azzurre simbolo della ferrovia.
L'ultima corsa è stata effettuata nel maggio del 1964 da
Cortina a Calalzo.
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